Accanimento terapeutico: no del Cardinal Martini, morto

 
Cinzia Iannaccio
31 agosto 2012
Commenta

Cardinal Martini Accanimento terapeutico: no del Cardinal Martini, mortoE’ morto il Cardinale Carlo Maria Martini, già Arcivescovo emerito di Milano. Le sue condizioni di salute si erano aggravate moltissimo nelle ultime ore come aveva rivelato il suo medico il neurologo professor Gianni Pezzoli, e da tempo aveva rifiutato tutti quegli ausili che lui considera accanimento terapeutico. Verrà ricordato anche per questo suo deciso NO. Un fatto particolare, tanto quanto drammatica è la morte e prima ancora la situazione del Cardinale e di tutti coloro che si trovano nelle sue condizioni e decidono di morire con serenità. La questione come sapete è particolarmente delicata e ribadisce quanto importante sia la scelta individuale in tali casi. Ma vediamo nel dettaglio cosa si intende per accanimento terapeutico.

Cos’è l’accanimento terapeutico?

Con questi termini si indica la pratica di trattamenti medici inefficaci al raggiungimento dell’obiettivo terapeutico (la guarigione e la  sopravvivenza) a cui si aggiunge il rischio di una ulteriore sofferenza per il paziente. Laddove non si parla di guarigione perché è impossibile, le terapie servono al puro mantenimento in vita. E qui arriva il problema etico: le cure vanno sospese onde non arrecare penose sofferenze ulteriori, anche solo emotive, di dignità umana, o proseguire ad oltranza fino alla morte? Il pensiero va ad Eluana Englaro, involontaria emblema della questione, e a Piergiorgio Welby che invece ha fatto una scelta consapevole. Interrompere delle cure che mantengono in vita una persona equivale ad una eutanasia indiretta (o passiva). Del resto, anche sospendere cure non propriamente utili al fine vitale provoca sofferenza. Pensate ad esempio alla terapia del dolore in caso di cancro (in questi casi però la legge e l’etica accettano la terapia palliativa anche se può portare alla morte): un paziente non si può e non si deve abbandonare neppure nelle ore terminali. Quale la scelta giusta è un dibattito da tempo aperto, in cui la posizione della Chiesa cattolica gioca, nel nostro Paese, un ruolo determinante? Soprattutto sul concetto etico/giuridico che assimila il termine accanimento terapeutico all’eutanasia passiva.

La Chiesa e l’accanimento terapeutico

La Chiesa cattolica accetta la rinuncia da parte del paziente all’accanimento terapeutico, ma non all’eutanasia passiva che distingue nettamente. Questa infatti consisterebbe nel fare (o omettere) un’azione che può provocare morte dell’individuo, anche se lo scopo è quello di mettere fine al dolore di una persona. Se le terapie in questione sono invece spropositate, straordinarie e soprattutto inefficaci, allora si può rinunciare all’accanimento terapeutico. Una sfumatura non ben chiara che si concentra sul concetto di cure ordinarie e non. La sospensione di idratazione e nutrizione in quanto tali vengono considerate eutanasia. Così fu per Eluana ad esempio. Si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica:

“L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’«accanimento terapeutico». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”.

Il Cardinal Martini e l’accanimento terapeutico

Da tempo malato di Parkinson ed in età avanzata il Cardinale ha avuto una grave crisi a metà Agosto. Il problema è nato dalla disfagia acuta provocata dalla malattia: non ha potuto più deglutire nulla, né cibi solidi né liquidi. E’stato sottoposto a terapia parenterale idratante, ma rimasto lucido e cosciente fino all’ultimo ha rifiutato ogni ausilio: sia la Peg (tubicino per l’alimentazione che viene inserito nell’addome) che il sondino naso gastrico, che ha ritenuto come un accanimento terapeutico. Il Cardinal Martini, già dai tempi di Eluana Englaro aveva avuto modo di dichiarare la sua posizione, soft sull’argomento, di riflessione, rispetto alla monolitica visione cattolica: la scelta spetta al paziente, la scienza e le tecnologie sono sempre più all’avanguardia per poter tracciare una linea netta tra ciò che è ordinario e ciò che è straordinario. Il dibattito sul testamento biologico si rinnova, grazie alla forza e alla coerenza di un grande uomo di Chiesa.

Foto: Getty Images

 

 

Lista Commenti