Due casi disperati di cancro alla prostata guariti da un farmaco sperimentale
Un’importante speranza arriva dal Minnesota per tutti i malati di cancro. Arriva oggi la notizia incredibile di due pazienti, ai quali i medici davano pochi mesi di vita a causa di un cancro alla prostata molto grande, i quali sono stati “miracolosamente” guariti da un farmaco sperimentale.
Il medicinale si chiama Ipilimumab, e nel caso più disperato ha ridotto un tumore grande quanto una pallina da golf, quindi inoperabile, in un puntino tanto piccolo da poter essere asportato. La scoperta eccezionale è stata effettuata alla Mayo Clinic del Minnesota, su due uomini i cui tumori erano arrivati all’ultimo stadio e si erano diffusi al di là della prostata.
I medici hanno ammesso di aver sperimentato questo farmaco semplicemente per rallentare il tumore e allungare ancora un altro po’ l’aspettativa di vita dei due pazienti. Ed invece esso ha ucciso talmente tante cellule tumorali che li hanno potuti operare. I due uomini ora sono guariti, ed un terzo paziente che sta subendo lo stesso trattamento è sotto osservazione.
[Fonte: Agi]
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avevo letto e nel frattempo mi è stato diagnosticato l’ adenocarcinoma prostatico acinare, 3+4 di Gleason, G2 di Mostofi. Farò la scintigrafia e la tac addome cmc. Vorrei evitare la chirurgia poichè mi sento ancora giovane.
Grazie per consigli o pareri. PGI
Salve Piergiorgio Iaccarino,
All’interno di MedicinaLive.com c’è una pagina dedicata al Cancro alla Prostata in modo dettagliato alla seguente pagina http://www.medicinalive.com/cancro-alla-prostata/ che le potrebbe risultare interessante, comunque proprio perché è giovane è molto consigliabile un’operazione visto lo stadio dei patterns primari e secondari di 3+4.
Oltre ad una scintigrafia e la tac addome cmc, io eseguire anche una tomografia computerizzata o meglio una risonanza magnetica nucleare, magari in fase di simulazione o centratura per radio terapica a dosi alte radicali (>76 Gy) con tecnica IMRT che riducerebbe gli effetti collaterali intestinali su volumi pelvici che sterilizzerebbe le vie linfonodali a rischio di colonizzazione, che sia molto meglio valutare prima la terapia ormonale neoadiuvante e poi successivamente la fase adiuvante rispetto alla radio terapia, così può essere utile a evidenziare eventuali coinvolgimenti linfonodali.