Niente cure mediche per gli immigrati irregolari, sanità clandestina e classi separate, ma il razzismo non c’entra…

 
Paola
11 gennaio 2009
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L’Italia non è un Paese razzista o almeno gli italiani non lo sono. Lo è la loro lingua, manipolata a piacimento da chi vuole costruire e fomentare la paura dell’altro. Lo stesso termine clandestino ha un’accezione negativa, eliminata in francese dal più blando sans papiers, senza documenti. Per non parlare dell’insistenza con la quale si sottolineano i reati commessi da rumeni ed extracomunitari dai principali organi di (dis)informazione. Così capita di leggere Rumeno ubriaco alla guida travolge due passanti, ma mai Italiano ubriaco alla guida (…) con la nazionalità sbandierata come fosse sinonimo di criminalità, messa bene in risalto da un titolo, un po’ come oltreoceano ancora scrivono di noi: Italiano… e non serve aggiungere altro. Ma noi, no, non siamo razzisti.

Viviamo grazie alla manodopera nei campi sfruttata fino all’osso: straniera. I nostri nonni, genitori, ammalati, vengono assistiti da badanti. Straniere. Rigorosamente in nero. I nostri uomini frequentano prostitute rumene, polacche, africane. Eppure, abbiamo ancora la faccia tosta di etichettare tutto questo, le persone che vivono in casa nostra, ci puliscono il bagno e non solo quello, che coltivano i nostri campi, che hanno rapporti sessuali con noi, come Straniere. O peggio clandestini. Ora la Lega Nord ha avuto anche l’infelice idea di proporre di non curare gli immigrati irregolari, privandoli dell’assistenza medica necessaria.

La Lega Nord è al governo, ma noi non siamo razzisti. Non ci stupiremmo se la già Sanità di serie B al Sud fosse addirittura abolita e venissero considerati clandestini anche i meridionali, che tra l’altro sono il polmone lavorativo della Padania. Come non ci ha stupito la separazione dei bambini immigrati dagli italiani nelle scuole, fatta passare sottovoce per il loro bene, ma che è in realtà un modello didattico e pedagogico sconsigliatissimo da linguisti ed esperti in materia, che certo ne sanno di più di chi ha avuto questa brillante idea. In questo modo il piccol Pier Silvio e il piccolo Mohamed cresceranno con la consapevolezza di appartenere a classi diverse e si incontreranno nei corridoi della scuola solo per fare a botte. Fortunatamente, abbiamo mantenuto un briciolo di umanità perchè la proposta di sospendere le cure mediche ai clandestini è stata bocciata in tronco dai medici friulani. Ecco la replica di Luigi Conte, presidente dell’Ordine dei medici di Udine, all’inaccettabile idea della Lega:

Non voglio entrare nella polemica politica ma il medico non può diventare un gendarme segnalando e, in pratica, denunciando i clandestini alle autorità. Questo metterebbe in discussione il rapporto fiduciario con il medico e, nella sostanza, sarebbe un invito ai clandestini a non rivolgersi al medico nel timore che possano essere denunciati. Ulteriori conseguenze sarebbero la nascita di una sanità clandestina o la rinuncia alle cure da parte di queste persone che, bene o male, stanno sul nostro territorio con un rischio aggiuntivo: quello della diffusione di patologie che non sarebbero più sotto la sorveglianza del sistema sanitario pubblico.

Ma noi aggiungiamo di più: la nascita di una sanità clandestina, di aborti illegali, la trasmissione di malattie contagiose, sarebbe proprio quello che auspicano i rappresentanti di quel razzismo camuffato, per convincere ancora di più la popolazione che straniero vuol dire malattie, droga, prostituzione, violenza. E ancora: una sanità clandestina in Italia c’è già ed è quella delle migliaia di badanti non assicurate che lavorano per noi, invisibili eroine sottovalutate da tutti. Una cecità dilagante sembra aver colpito l’Italia. Una politica di integrazione, nel nostro Paese, non ha le basi per nascere, non con questi presupposti e preconcetti ideologici. Siamo sicuri che l’altro sia poi così diverso da noi? Forse lo è. E’ migliore, ma non vogliamo che lo sappia e che lo si sappia. Ma noi, no, non siamo razzisti e nemmeno xenofobi, semplicemente perchè la parola razzismo non ci piace. La domanda è: come vogliamo rinominarlo?

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