Coumadin (Warfarin) e monitoraggio INR

di Cinzia Iannaccio Commenta

L’obiettivo della terapia con il warfarin ( o Coumadin) -come si evince dal nome della classe di farmaci a cui appartiene, ovvero quella degli anticoagulanti-è quello di diminuire la tendenza alla coagulazione del sangue, ma non di evitarla del tutto. Dunque in terapia con il warfarin la capacità di coagulazione del sangue va attentamente monitorata con analisi del sangue periodiche anche perché non è sempre stabile e questo farmaco è suscettibile anche ad una serie numerosa di interazioni con altri medicinali, alimenti ed integratori. Il monitoraggio viene stabilito con un esame del sangue periodico l’INR abbinato al PT : occorre rimanere nel range di riferimento adattando di volta in volta i dosaggi. Vediamo come.

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Il tempo di protrombina (PT)

Il test di coagulazione utilizzato per misurare l’effetto del warfarin è il tempo di protrombina (chiamato anche PT): misura il tempo che il sangue impiega a coagulare, in secondi, ed è usato anche per calcolare l’INR (o International Normalised Ratio),  misura di riferimento per regolare la dose di warfarin.

 

Rapporto Internazionale Normalizzato (INR)

 

L’INR dunque altro non è che il modo standardizzato di esprimere il PT in relazione ad un valore di riferimento; ciò garantisce che i risultati ottenuti da laboratori diversi in diverse strutture possano essere confrontati in modo attendibile.

Il range di riferimento a cui prestare attenzione dipende dalla situazione clinica. Nella maggior parte dei casi il valore deve rimanere tra 2 e 3, anche se in taluni pazienti o situazioni possono esssere stabiliti altri range. In una persona sana che non assume anticoagulanti (ovvero il range normale) è intorno a 1. Se l’INR è inferiore all’intervallo di riferimento c’è maggior rischio di sviluppare un coagulo (o trombo), mentre al contrario se è più alto vi è il pericolo di una emorragia.

Inizialmente il monitoraggio del warfarin viene effettuato almeno una volta a settimana fino a quando (in base anche all’alimentazione e ad eventuali altre terapie farmacologiche) non diventa stabile. A quel punto i controlli possono essere effettuati anche ogni 15-20 giorni.

Questo test può essere fatto in un qualunque laboratorio analisi in convenzione con il SSN o a pagamento (il costo è di pochi euro) oppure impiegando un dispositivo domiciliare (tipo quello per la glicemia), che però è a carico del paziente ed anche piuttosto oneroso (circa 800,00 euro).

 

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Foto: Thinkstock

Fonte: Uptodate.com