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I prematuri sopravvivono di più

Pubblicato da liulai, in La Salute dei Bambini, Organi interni | 25 agosto 2008 | 10:00

La sopravvivenza dei neonati estremamente prematuri è cambiata negli ultimi anni, tanto che oggi si discute animatamente nel mondo medico sull’opportunità di intervenire con manovre di sostegno e rianimazione. Informazioni importanti in merito provengono da uno studio condotto da David Field e colleghi e recentemente pubblicato sul British Medicai Journal nel quale sono stati confrontati i tassi di sopravvivenza dei bambini nati tra la 22esima e la 25esima settimana di gestazione nei periodi 1994-1999 e 2000-2005.

Il numero di parti e la proporzione di neonati morti in sala parto sono risultati simili nei due intervalli presi in considerazione, mentre si è assistito ad un significativo miglioramento nella sopravvivenza dopo la dimissione dall’unità di cura intensiva neo-natale: dal 36% del periodo 1994-1999 al 47% del 2000-2005. Precisa Field

“Questi cambiamenti sono attribuibili soprattutto al sostanziale miglioramento della sopravvivenza dei bambini nati alla 24esima e 25esima settimana”.

Nei 12 anni dello studio si è passati infatti dal 24% al 41% di sopravvivenza per i neonati di 24 settimane e dal 52% al 63% per quelli di 25 settimane. La situazione però cambia se si analizzano i dati relativi ai bambini nati alla 23esima settimana gestazionale. Per questi neonati ammessi a trattamenti di cura intensiva, la sopravvivenza dopo dimissione è rimasta praticamente invariata: 18,52% nel primo periodo contro 18,46% nel secondo.

Sono stati inclusi nelle analisi anche i bambini nati dopo sole 22 settimane di gestazione: 150 nel corso dell’intera durata dello studio, ma nessuno di loro è sopravvissuto, e ciò dovrebbe far riflettere sull’obbligo di rianimazione che si vorrebbe imporre in Italia. I risultati presentati da Field confermano i bassi tassi di sopravvivenza per i neonati estremamente prematuri, già osservati in precedenti studi clinici, ma sottolineano anche l’importanza di un aggiornamento continuo dei dati disponibili su un argomento tanto delicato.

 Ne è prova il fatto che le percentuali di decessi prima dell’ammissione a trattamenti di cura intensiva rilevati nello studio sono simili a quelle valutate da Epicure, studio prospettico sui neonati estremamente prematuri nati nel Regno Unito e in Irlanda nel 1995, ma ci sono stati apprezzabili miglioramenti per i bambini nati a 24 e 25 settimane nell’ultimo periodo analizzato. Tutto ciò dipende, come ricordano gli autori, dai continui progressi tecnologici che consentono oggi la sopravvivenza di neonati molto prematuri e che fino a pochi anni fa erano destinati a morte certa.

Affrontare un parto estremamente prematuro non è però solo una questione tecnica: vengono chiamate in causa anche valutazioni di tipo etico e morale sia da parte dei medici, sia dei genitori del piccolo. L’età gestazionale influenza senza ombra di dubbio non solo la sopravvivenza, ma anche la vita futura del bambino e dei genitori: i danni legati a una formazione non completa degli organi interni raramente sono privi di conseguenze. Inoltre, recenti studi clinici indicano che prima di decidere come affrontare un parto di questo genere è importante considerare altri parametri oltre all’età del neonato trai quali il peso alla nascita e il sesso del bambino. E’ sembre bene tuttavia che una decisione così delicata sia sempre frutto di un comune accordo tra medico e genitori.

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Commenti:

E' stato scritto un commento su "I prematuri sopravvivono di più"

  1. [...] Tornare al lavoro poco dopo aver partorito si può, basta che lo si fa con le dovute cautele. Prima di tutto, non bisogna fare dello sforzo fisico e tenere sotto controllo costantemente la zona interessata, specialmente dopo un parto cesareo. In condizioni normali, in cui cioè la partoriente gode di buona salute, secondo Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), si può tornare a lavorare anche dopo pochi giorni, la media si aggira intorno agli 8. L’importante è proteggere la cicatrice, in quanto c’è bisogno di almeno un mese perché essa sia guarita completamente. Ma è molto importante anche non trascurare il neonato. [...]




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