Febbre reumatica, malattia ancora attuale

 
Valentina Cervelli
15 maggio 2011
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La febbre reumatica è ancora una realtà in Italia. Sebbene non se ne parli più come un tempo la patologia esiste ancora e continua a colpire i giovanissimi in una media molto più alta da quella che ci si aspetterebbe da una malattia considerata ormai comunemente in via di estinzione.

Secondo l’equipe di medici dell’Ospedale infantile Busto Garofolo di Trieste, nel solo capoluogo friulano, sono stati tredici i pazienti colpiti da febbre reumatica tra il gennaio 2007 ed il dicembre 2008. Ampliare la rilevazione a livello nazionale porterebbe sicuramente ad un conteggio decisamente più alto.

Per il loro articolo, pubblicato sulla rivista di settore Rheumatology, i ricercatori hanno studiato le cartelle cliniche di tutti gli ospedali ed i reparti pediatrici del Friuli Venezia Giulia. Dei tredici pazienti da loro evidenziati, sei presentavano segni di artrite, sette di corea e ben dieci mostravano addirittura un coinvolgimento del cuore.

Un dato che fa riflettere, soprattutto se comparato con la media nazionale e regionale dello scorso decennio. Da un incidenza di 4-5 casi ogni 100mila bambini si è passati fino ad un palesarsi annuale di 27 casi su 100mila giovanissimi dai 5 ai 15 anni.

Spiega la coordinatrice dello studio, la dott.ssa Serena Pastore:

A partire dai primi del Novecento c’è stata un’impressionante riduzione dell’incidenza di questa patologia nei Paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo, nei quali la malattia reumatica rimane tuttora una questione di carattere sociale e medico di enormi proporzioni. Questa non è però la prima volta in cui si assiste a una sua ripresa: negli anni Ottanta era infatti già accaduto in alcuni Stati Nordamericani, ma anche in certe zone d’Italia, come le città di Melegnano e Roma.

E’ necessario quindi, spiega la ricercatrice, che i medici di famiglia ed i pediatri non abbassino la guardia rispetto questa patologia, e che anzi siano in grado di formularne una diagnosi precoce. Quest’ultima infatti rappresenta il fattore primario di prevenzione di tutte le spiacevoli conseguenze correlate alla malattia.

Questa ripresa, secondo gli scienziati, potrebbe essere legata alla comparsa e diffusione di nuovi ceppi di streptococco più resistenti.

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Fonte: Corriere della Sera

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