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  • 05
  • giu
  • 2009

Cytotec, la pillola abortiva venduta come le caramelle

Pubblicato da Paola, in La Salute delle Donne, La Salute in Gravidanza | 5 giugno 2009 | 11:01

cytotec

In Italia la Chiesa tenta di battersi con tutte le sue forze per impedire che venga consentita la vendita della pillola Ru486, la cosiddetta pillola abortiva. Essa ad oggi è consentita soltanto in alcuni ospedali e soltanto sotto la supervisione medica a scopi terapeutici. Ma bisognerebbe allargare il campo di ricerca anche oltre questo medicinale, e ci si renderebbe conto che modi per abortire ce ne sono molti, ed anche leciti.

L’Italia è la nazione campione della regola “fatta la legge, trovato l’inganno”, e questo lo sanno anche all’estero, dato che molte donne che provengono da Paesi in cui l’aborto non è consentito (come molti Paesi africani), e sbarcano in Italia per interrompere la gravidanza. Con tutte le leggi che lo impediscono, questo traffico ha insospettito gli inquirenti, che si sono resi conto che per abortire, molte donne ricorrevano ad un farmaco consentito per curare l’ulcera, ma che come effetto collaterale, tra gli altri, ha anche le contrazioni dell’utero che portano all’aborto.

Il farmaco si chiama Cytotec, sarebbe teoricamente vendibile in farmacia soltanto attraverso prescrizione medica per curare l’ulcera, ma il quotidiano Repubblica fa sapere che, tentando di acquistarlo con una telecamera nascosta e senza ricetta, nessun farmacista fa domande o si oppone, ma la vendono tutti come se fosse aspirina. Ma i problemi non sono soltanto legali e morali, ma anche fisici.

Questo farmaco infatti ha molte controindicazioni, tra cui anche la possibilità di un’emorragia interna e forti crampi addominali. Per questo, fanno sapere da molti ospedali, che negli ultimi tempi c’è stata un’impennata di ricoveri di donne extracomunitarie con questi sintomi, le quali magari non conoscendo il dosaggio, esageravano con il medicinale, e finivano piegate in due dal dolore e con dei sanguinamenti inattesi.

Molte di meno sono le donne italiane con questi sintomi perché molto spesso vengono seguite da un medico di famiglia accondiscendente, il quale consiglia la dose giusta del farmaco e le tiene sotto controllo, evitando così guai peggiori. Il problema intanto resta. E le alternative sono due: aumentare i controlli su tutti i farmaci che possono riguardare l’aborto, anche indirettamente, o facilitare le cose, come negli altri Stati, e permettere alle farmacie di vendere la pillola abortiva. Almeno in questo caso si eviterà alle persone di star male e, in alcuni casi, di rischiare la vita solo per interrompere una gravidanza.

[Fonte: Repubblica]

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