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Riconosciamo subito l’infarto

Pubblicato da liulai, in Cardiologia, Organi interni | 29 settembre 2008 | 10:00

L’ostruzione di un’arteria ad opera di un trombo, un embolo, uno spasmo prolungato o fenomeni infiammatori e infettivi, determina una drastica riduzione dell’apporto di ossigeno, che, se protratta, porta a morte le cellule. Il processo irreversibile viene chiamato infarto (da “infarcire“) a causa dell’edema e di altre modificazioni che si verificano in seguito. E, più a monte si verifica l’ostruzione arteriosa, più grave ed esteso è l’infarto.

 Può essere interessato qualsiasi distretto (infarto intestinale, renale, cerebrale, muscolare) e a secondo la sede, anche la manifestazione sarà molto diversa. Nel linguaggio comune l’infarto per antonomasia è quello del miocardio, a ragione il più temuto, in quanto una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati.

Le nostre ambulanze sono attrezzate per fronteggiare l’emergenza? Teoricamente si, ma in diverse occasioni dobbiamo amaramente constatare come siano state disattese le principali misure terapeutiche, valide in tutte le situazioni d’emergenza: la sedazione del dolore e la somministrazione d’ossigeno.

 Il dolore è il sintomo principale dell’infarto. Essenzialmente ha una funzione di difesa e di avvertimento, obbligandoci ad interrompere ogni attività. L’immobilità ci consente di abbassare il nostro fabbisogno di ossigeno e quindi di far soffrire meno i tessuti che hanno fatto scattare l’allarme. Spesso non basta: il dolore va sedato energicamente, perché innesca tachicardia e vasocostrizione, due fenomeni letali per un cuore in sofferenza. E’ necessario somministrare immediatamente, per via endovenosa, mezza fiala di morfina, adeguandone successivamente il dosaggio, secondo la risposta.

 L’importanza dell‘ossigenoterapia è intuitiva, ma non inferiore. Subito dopo bisogna tranquillizzare il paziente, se necessario anche farmacologicamente e fargli assumere una compressa di Aspirina (200-500 mg). Il dosaggio consigliato: le statistiche indicano che la mortalità tra i soggetti che avevano assunto subito dopo l’infarto l’acido acetilsalicilico, è nettamente inferiore rispetto agli altri .

Morfina ed ossigeno sono le prime cose da dare mentre si predispone il ricovero immediato. Giunto in ospedale, il paziente sarà studiato. monitorato e avviato alla terapia definitiva del caso: trombolisi, PTCA, intervento chirurgico, o altro secondo le risorse del nosocomio.

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