Trigliceridi bassi: cause e sintomi dell’ipotrigliceridemia

 
Tippi
13 luglio 2012
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Trigliceridi bassi cause sintomi ipotrigliceridemia

Trigliceridi bassi, di cosa si tratta? I trigliceridi, assieme al colesterolo e ai fosfolipidi, sono dei grassi contenuti nel nostro organismo. Vengono assunti attraverso l’alimentazione e rappresentano un’importante fonte di energia. In genere a fare più paura sono i trigliceridi alti nel sangue, tuttavia anche la condizione opposta merita attenzione, poiché può essere la spia di patologie anche serie. Si parla di trigliceridi bassi o ipotrigliceridemia quando i valori sono al di sotto dei 100 mg/dl. I valori considerati normali, infatti, oscillano tra 40 e 170 mg/dl, anche se i medici consigliano di mantenere i livelli sotto i 150 mg/dl. In genere, però, si tratta di valori che si riscontrano più frequentemente nelle persone che praticano attività sportiva.

Trigliceridi bassi nel sangue: i valori di riferimento

< 150 mg/dL: valori ottimali

150-199 mg/dL: trigliceridemia vicina ai valori limite

200-499 mg/dL : trigliceridemia elevata

>500 mg/dL: trigliceridemia molto elevata

Trigliceridi bassi: cause

Valori di trigliceridi bassi nel sangue possono derivare da alcune malattie o particolari condizioni, tra cui:

  • Malnutrizione. I trigliceridi bassi si riscontrano soprattutto nelle persone malnutrite, ma anche in quelle che seguono una dieta troppo restrittiva per quanto riguarda l’assunzione di grassi e carboidrati.
  • Ipertiroidismo. Anche la tiroide iperattiva può causare un abbassamento dei trigliceridi nel sangue. Il superlavoro della ghiandola, infatti, porta l’organismo a bruciare più grassi del normale.
  • Celiachia. Interferendo con il normale assorbimento intestinale, questa malattia digestiva di origine genetica può essere la causa dei bassi livelli di trigliceridi.
  • Sport. Chi pratica un’attività fisica con regolarità in genere ha valori più bassi rispetto alla norma, ma pur sempre nel range di quelli ritenuti normali. Quando si verifica un abbassamento al di sotto di questa soglia è sintomo di un allenamento eccessivo.
  • Fibrosi cistica. Questa malattia genetica ereditaria, colpendo il pancreas, il fegato e l’intestino può interferire con la digestione e l’assorbimento dei nutrienti.
  • Farmaci. Anche alcuni farmaci, come ad esempio le statine, i fibrati, l’acido ascorbico, ma anche gli integratori a base di fibre alimentari (anche i prebiotici) o di Omega 3 possono diminuire il livello dei trigliceridi, poiché interferiscono con l’assorbimento dei nutrienti o con il metabolismo dei lipidi.
  • Cancro al fegato
  • Intervento di bypass
  • Ipobetalipoproteinemia. E’ una malattia caratterizzata da livelli costantemente bassi di apolipoproteina B e colesterolo LDL. Spesso, infatti, è associata a malassorbimento dei grassi e ritardo della crescita. L’abbassamento dei trigliceridi è causato dalla mutazione sul gene della apolipoproteina B, che appunto svolge il compito di trasportare i lipidi nel sangue.

Trigliceridi bassi: sintomi

L’ipotrigliceridemia in genere non presenta sintomi particolari, e di solito non rappresenta un rischio per la salute, tuttavia in alcuni casi può essere la fonte di vari disturbi quali:

  • Gonfiore addominale
  • Formazione di gas
  • Crampi addominali
  • Diarrea
  • Infiammazione della retina
  • Sindrome da deficit di crescita nei bambini
  • Perdita di peso e atrofia muscolare

Come controllare i livelli di trigliceridi nel sangue

Per conoscere i livelli dei trigliceridi nel sangue è opportuno sottoporsi ad un esame del sangue. Prima di fare le analisi bisogna digiunare nelle 9-12 ore che precedono il prelievo e astenersi dal bere bevande alcoliche nei 2-3 giorni che precedono il test. Anche l’attività fisica, se si pratica, andrebbe limitata.

Trigliceridi bassi: dieta

Quando le cause dell’ipotrigliceridemia non sono riconducibili alle patologie sopraelencate, e ci si sente in perfetta salute, non è il caso di preoccuparsi in modo eccessivo. In genere, infatti, è sufficiente modificare l’alimentazione per riportare i valori entro il range di normalità, aumentando il consumo di alcuni grassi sani, come ad esempio l’olio d’oliva, il pesce (soprattutto quello che contiene acidi grassi essenziali come salmone, merluzzo, sgombro, tonno, alici, ecc.)  e la frutta secca, e il consumo di carboidrati, in particolare di cereali integrali, frutta e legumi.

Photo Credits|ThinkStock

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