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Dal testamento biologico all’ accanimento terapeutico: la perdita dei valori e la fine dell’etica

 
liulai
4 febbraio 2008
2 commenti

Vorrei un medico dalla saggezza antica, coniugata con le conoscenze attuali. Eticamente medievale, che sia in grado di spiegare al paziente tutti i vantaggi e gli svantaggi di un intervento terapeutico, gli affetti avversi, i possibili rischi. “Alla fine però, come sostiene Elio Rossi direttore di Tecniche Nuove, è solo il paziente a dover decidere se e come farsi curare“. Il testamento biologico non è un atto contro il medico, ma un aiuto al medico nella sua decisione, lo legittima nel suo agire con buon senso, consentendo a tutti di vivere a proprio modo l’ora della morte, per ciascuno diversa ed irripetibile.

Qual’è il codice deontologico che ispira il comportamento dei sanitari? E’ un problema medico-legale? La medicina ufficiale è davvero tanto simpatica quando si mette in cattedra, alquanto non consulta il malato? Quando vuole curare oltre ogni limite? E’ forse un caso che gli errori medici in Usa hanno ucciso, nel 2005, 90 mila pazienti (il doppio dei morti per incidenti stradali nello stesso anno che in quel paese sono stati 45 mila)? E’ anche per questa ragione che si sono moltiplicate le denunce da parte dei malati all’autorità giudiziaria contro i medici: solo in Italia ogni anno sono da 12 a 15 mila i medici che affrontano cause di risarcimento avviate dai pazienti.

Il mezzo giustifica il fine. E’ questo il parere di Giovanni Nuti direttore della Asl 4 di Prato. “Non credo che il sogno faustiano di un uomo nuovo, geneticamente o chimicamente modificato, si possa realizzare, se non a scapito della salute e della vita, forse anche a scapito della vita sulla terra. Il prezzo che si paga per il desiderio e la fretta di eliminare un male, per la facile soluzione e il benessere a tutti i costi, è un malessere più profondo: la perdita di un collegamento con l’equilibrio della natura e infine la perdita di senso”.


L’aspetto peggiore di tutta la faccenda è che questo desiderio non è l’ espressione di una volontà di potenza-eroica (nobile – medievale) bensì il frutto di un condizionamento culturale masmediatico, superficialmente estetizzante, televisivo, condizionato dal sistema economico. Anche questa Medicina rappresenta una cultura condizionata da un sistema giuridico, di legalizzazione, condizionata a sua volta dall’economia: è l’ inversione di un’ organizzazione del corpo sociale che dovrebbe vedere all’apice la cultura (ossia il sistema dei valori), la giustizia come mediazione e l’economia quale strumento per la realizzazione di quei valori. Conclude bene Nuti, nel dire che non è il fine a giustificare il mezzo, quanto il mezzo a giustíficare il fine: “se lo strumento è dannoso il fine sarà un danno “.

Dal testamento biologico all’ accanimento terapeutico, dal farmaco ad ogni costo all’intervento chirurgico, vedi il parto cesareo, ritenuto indispensabile … Quali sono questi valori oggi? Qual è il codice deontologico che deve ispirare la scelta del sanitario? Fa impressione che in tutto questo pandemonio, le uniche ad essere condannate, dalla scienza ufficiale, siano le medicine non convenzionali, soprattutto l’ omeopatia. Sono un pericolo per le ditte farmaceutiche?

Oggi in Italia i prodotti omeopatici coprono solo lo 0,5 % delle vendite farmaceutiche mondiali. Si dice che l’omeopatia sia un mostro giurassico, sempre eguale a se stessa, che non cambi mai. E’ vero. E’ immutabile, nella sua perfezione genetica, come un diamante. Anche se non è vero che curi tutto e tutti. E’ solo un alternativa naturale ai tanti mali che affliggono l’uomo di oggi. Si parla mediaticamente di arrivare a vivere 150 anni! Ma si dice anche come ci si arriva? Di quante malattie croniche soffre oggi un 60-70 enne? No, è vietato parlarne. E’ il mezzo (economico) che giustifica il fine. Quindi come va? Bene, benissimo. E poi, siete proprio convinti, come dice la tv, che si possa tutti arrivare a 150 anni? Siamo seri, realisti.

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Commento

  • #1fiammifero

    Tra tante cose,il giuramento di ippocrate dice:
    di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza,bhe,il sollievo della sofferenza non mi pare che sia praticato,forse perchè asservito al religioso “soffrire per espiare” a cui la medicina in genere è asservita.
    Non si ha paura della morte,ma del come si muore e quanto si soffra,i credenti invece ci aggiungono anche la paura del giudizio,ecco perchè sono così attaccati alla vita,sembra un paradosso perchè in quanto credenti non dovrebbero che anelare al ricongiungimento divino.
    Credo che la questione stia tutta qui,il testamento biologico è un diversivo.

    4 feb 2008, 14:38 Rispondi|Quota
  • #2Cristina Tornali

    Consiglio a tutti di leggere un libro ” Il medico chiamato a decidere sulla fine della vita” Ed Cuecm., almeno per evitare confusioni di tipo “medico” e “giuridico”.

    22 giu 2012, 23:41 Rispondi|Quota
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