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La famiglia del diabetico

Pubblicato da liulai, in Diabetologia, La Salute dei Bambini | 29 maggio 2010 | 10:00

Nello spazio di una generazione, l’approccio dei medici nei confronti del diabete è cambiato.

«La famiglia è sempre più coinvolta, da tempo ormai le è ri­chiesto di divenire protagonista pro­positivo e attivo della cura»

spiega Riccardo Schiaffini, diabetologo pe­diatra presso il Servizio di diabetolo­gia pediatrica dell’Irccs Ospedale Bambino Gesù di Roma che come specialista, ha imparato a ritagliarsi un ruolo diverso: quello di educato­re, motivatone e consulente. Il para­gone più spesso citato è quello del­l’allenatore di una squadra o di un atleta. Non è una delega, quanto il ri­conoscimento di una situazione di fatto.

«Questo è l’ap­proccio che — sul breve e sul lungo termine — dona i migliori risultati»

conferma Schiaffini. Nello stesso arco di tempo però la fa­miglia è cambiata. E’ più flessibile, for­se più libera

«ma anche più insicura e affaticata»

prosegue Schiaffini. Or­mai in molte famiglie ambedue i ge­nitori lavorano a tempo pieno, nonni e parenti vivono lontano, separazioni e divorzi rendono la famiglia anche strutturalmente più fragile. Annalisa Saggio, psicologa presso il Centro di Diabetologia Pediatrica dell’Azienda Policlinico di Catania conferma:

«Davanti alle necessità poste dall’esordio del diabete nel figlio, la famiglia spes­so trova e mobilita al suo interno energie e ricchezze che non sapeva di avere. Coppie o famiglie che si per­cepivano fragili trovano nella risposta data alla ‘sfida-diabete’ motivi di autostima e di rafforzamento»

Certo capita anche il contrario. Il diabete può esordire in famiglie già deboli o in famiglie felici ma com­plesse e allargate.

«Non è detto che la separazione peggiori automaticamente la gestione del diabete»

continua la Saggio

«in tutte le coppie il ruolo operativo primario è affidato ad uno dei due genitori, quasi sempre la madre»

«Quando il diabete insorge in una coppia separata io cerco di chiarire subito due aspetti. Primo: la coppia genitoriale deve essere coinvolta co­me tale. Ambedue i genitori devono ricevere le stesse informazioni e dia­logare con il Team»

sottolinea Schiaf­fini

«i genitori possono vivere in case diverse, ma devono avere comunanza di obiettivi e di intenti. Secondo: il diabete deve essere lasciato fuori da ogni discussione relativa ai problemi della coppia. Non è facile ma è neces­sario. Ovviamente deve essere reso chiaro al bambino/adolescente con diabete che l’arrivo di questa nuova situazione non è in alcun modo la causa del dissidio tra i genitori»

In ogni caso

«non è detto che un pa­dre lontano da casa, per motivi affet­tivi o, come più spesso accade, per lavoro, non possa svolgere un ruolo decisivo»

nota An­nalisa Saggio. Certo è auspica­bile che il padre sia in grado di controllare la glicemia, di va­lutare le dosi e praticarle

«ma il ruolo del padre è soprattut­to quello di riportare la fami­glia in una condizione di nor­malità, di sdrammatizzare. Un certo grado di negazione del problema da parte del genito­re maschio può essere funzio­nale. Il padre è quello che ma­gari sei mesi dopo l’esordio dice: “Bene, quest’inverno ce ne an­diamo tutti a sciare come gli altri an­ni” o, nella fase di autonomizzazione del ragazzo, è quello che cerca di ri­conoscere autonomia e fiducia al fi­glio e gli consente di uscire la sera, di andare alla gita con i compagni e di fare la prima vacanza da solo»

«Nella mia esperienza»

conferma Schiaffini il cui Team segue molte centinaia di bambini e ragazzi con diabete

«vedo coppie separate e di­vorziate assolutamente efficienti e adeguate sia sotto il profilo, diciamo così, ‘tecnico’ che educaziona­le e, viceversa, vedo coppie non separate molto carenti: padri assenti, madri che ac­centrano le decisioni e tolgo­no autostima ai figli, o che ad­dirittura cercano di coinvol­gere il pediatra nella loro op­posizione a ogni forma di pre­sa di autonomia da parte del figlio»

Qui si torna all’aspetto princi­pale del problema, quello dell’insicurezza:

«La madre oggi teme di essere una cattiva madre e questo la porta a eccedere nelle attenzioni e calmare la propria angoscia con un atteggiamento che mette al centro la gestio­ne del diabete, le glicate e le glicemie perfette’ e allontana l’aspetto educa­tivo del suo ruolo»

afferma Annalisa Saggio.

«In fondo per quanto il diabete renda ‘diversa’ una famiglia imponendo una routine quotidiana di controlli e assunzioni di insulina»

conclude Riccardo Schiaffini, che all’interno del Team del Bambino Gesù di Roma segue soprattutto i pazienti con microinfusore

«il compito del genitore rimane lo stesso: educare alla libertà, sviluppare nel figlio le capacità e la fi­ducia in se stesso necessarie perché si renda progressivamente autonomo».

Da http://www.modusonline.it/32/psicologia.asp

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