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Un esame del sangue potrà diagnosticare il cancro al polmone senza diagnosi invasive

Pubblicato da Marco Mancini, in Nuove frontiere mediche, Oncologia | 13 gennaio 2010 | 14:48

analisi del sangue

Dei quasi 150.000 raggi-X a livello toracico effettuati ogni anno negli Stati Uniti, il 25% dei pazienti mostra solo le patologie polmonari benigne con un ulteriore esame chirurgico. Questo tasso elevato di falsi positivi ha importanti implicazioni cliniche in termini di costi ed effetti collaterali. Un recente rapporto sulla rivista Annals of Internal Medicine ha mostrato che le scansioni CT, spesso usate dopo i raggi-X, sono state collegate al cancro a causa delle loro alte dosi di radiazioni.

Steven Dubinett, professore di medicina e patologia, e direttore del Lung Cancer Research Program presso il Jonsson Comprehensive Cancer Center della David Geffen School of Medicine, University of California, Los Angeles, ha detto che mentre i risultati, per quanto riguarda gli effetti deleteri degli studi di imaging come la TAC, sono ancora alquanto controversi, la necessità di ulteriori test accurati non lo è.

In uno studio presentato alla AACR-IASLC Joint Conference on Molecular Origins of Lung Cancer, Dubinett e colleghi hanno mostrato 40 potenziali biomarcatori del cancro ai polmoni sulla base di indagini precedenti effettuate su 90 pazienti con cancro del polmone e 56 pazienti sani, che si pensava fossero a rischio perché forti fumatori.

La diagnosi di una lesione polmonare indeterminata può essere difficile, e gli attuali metodi per la conferma di uno studio di imaging comprendono anormali procedure invasive per le biopsie. Prevediamo che in futuro, gli esami del sangue saranno clinicamente rilevanti per ridurre l’uso di misure diagnostiche più invasive

ha spiegato Dubinett. Sulla base di analisi statistiche, i ricercatori hanno identificato 40 biomarker che correttamente identificano i pazienti con cancro del polmone nell’88% dei casi. Inoltre, il test identifica correttamente i pazienti che non hanno il cancro ai polmoni nel 79% dei casi.

Dubinett sottolinea che questi risultati sono preliminari e non raggiungeranno le cliniche per diversi anni, ma il fatto che 21 di questi biomarcatori sono risultati significativamente differenti tra i pazienti allo stadio I del cancro al polmone non a piccole cellule e quelli senza il cancro suggerisce che sono sulla buona strada per il produrre questo tipo di test.

[Fonte: Medicalnewstoday]

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