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  • 16
  • set
  • 2009

Protesi ortopediche più sicure con la vitamina E

Pubblicato da Marco Mancini, in Nuove frontiere mediche, Ortopedia | 16 settembre 2009 | 11:12

protesi braccia

Il corpo (purtroppo) si usura, e spesso, a causa di malattie o amputazioni, bisogna sostituire uno dei nostri “pezzi”, con quelli di ricambio. Una cosa che però non è nota a molti è che anche questi, nonostante siano fatti con materiali sintetici, si consumano ugualmente. Alle volte anche più velocemente del corpo umano stesso.

Per questo una ricerca italiana è riuscita a scoprire il modo per evitare di dover cambiare più volte nell’arco della vita una protesi ortopedica, la quale porta via tempo, denaro, e provoca anche tanto dolore. Il metodo è lo stesso per far durare le ossa del corpo umano: la vitamina E. Secondo una ricerca dell’Università di Torino una fornitura costante di vitamina E potrebbe prolungare la vita della protesi del 750%.

Per protesi ortopediche intendiamo quei polimeri che si sostituiscono all’anca, spalla, caviglia, ginocchio, ecc., composti da polietilene, una materia plastica molto comune, che si impianta chirurgicamente. Purtroppo però il polietilene si degrada molto rapidamente, e per evitare tale fenomeno è pratica comune negli ultimi tempi sterilizzarlo con i raggi gamma. Ma questa pratica ha anche degli effetti collaterali. Infatti il materiale in questo modo si ossida, e dunque rischia di non apportare tutti questi benefici che si pensavano all’inizio.

Secondo il professor Luigi Costa dell’Università di Torino, basta un’iniezione dello 0,1% di vitamina E per far durare il materiale 750 volte di più. Ma ciò non toglie che, come tutte le pratiche per preservare il nostro organismo dall’invecchiamento, a distanza di tempo il degrado riparta inesorabilmente. In pratica viene solo rimandato.

La ricerca è cominciata quasi 20 anni fa, quando si è iniziato a capire che, dopo qualche anno, le protesi ortopediche dovevano essere sostituite perché si usuravano. Dopo diverse gare d’appalto però, ci si è resi conto che non si poteva sfuggire a questo problema. Dei 100 campioni portati in esame da 19 industrie internazionali, quasi tutti presentavano lo stesso tasso di degradazione, o non erano a norma. Oggi, almeno in Italia, è stata bandita la sterilizzazione con raggi gamma perché non si hanno buoni risultati, ma mentre il mondo scientifico si interroga su come risolvere tale problema, un piccolo supporto di vitamina E potrebbe essere la migliore soluzione. Non risolverà completamente il problema, ma permetterà di sostituire le protesi solo una o due volte durante tutto l’arco della vita, e non così frequentemente come accade fino ad oggi.

[Fonte: Ansa]

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