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Mattinieri o nottambuli? La risposta è nelle cellule epiteliali

Pubblicato da Paola, in Biotecnologie, Costume e Società, Curiosità, Nuove frontiere mediche, Ricerca e Sperimentazione | 18 febbraio 2008 | 12:00

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L’Unione Europea ha finanziato un progetto di ricerca volto ad individuare il cronotipo di un individuo. Denominato EUCLOCK (modulazione dell’orologio circadiano), lo studio ha trovato una risposta nei geni delle cellule epiteliali. E’ lì che starebbe scritto se una persona è mattiniera o nottambula. Circa 28 soggetti sono stati sottoposti a test nell’ambito della sperimentazione.

I risultati sono stati pubblicati on line dalla rivista «Proceedings of the National Academy of Sciences» (PNAS). Un questionario (il questionario del cronotipo di Horne-Ostberg, HOQ) con domande sui tempi di veglia e di sonno prediletti da ogni individuo, sulla prontezza in diversi momenti del giorno nonché su abitudini adottate durante le vacanze, ha contribuito a determinare il cronotipo dei soggetti sottoposti all’esperimento, 11 dei quali sono stati individuati come «allodole» (i mattinieri) e 17 come «gufi» (i nottambuli).

Gli scienziati hanno estratto campioni di fibroplasto (le cellule principali del tessuto connettivo) da ciascuno di loro e hanno inserito nelle cellule un gene bioluminescente con l’aiuto di un virus. È stato così possibile misurare il grado di luminescenza, in quanto le cellule erano più o meno luminose a seconda della fase circadiana. L’oscillatore circadiano umano (dal latino «circa diem» che significa «circa un giorno») regola i cicli sonno-veglia e le prestazioni cognitive di una persona, nonché le sue funzioni cardiache (battito cardiaco e pressione sanguigna), le funzioni renali e molti aspetti della digestione.Secondo i dati della ricerca, il periodo circadiano nei soggetti particolarmente mattinieri è più breve, mentre coloro che si svegliano più tardi mostrano periodi circadiani più lunghi.

Tali scoperte potrebbero contribuire allo sviluppo di cure adeguate per i pazienti con cronotipi agli estremi, che soffrono cioè di sindrome della fase del sonno ritardata o avanzata. Essi potranno ricevere trattamenti adeguati senza dover rimanere per lunghi periodi in laboratori del sonno. L’autore principale dello studio è il dottor Stephan Brown dell’Università di Zurigo.Il progetto EUCLOCK riunisce 29 partner di 10 paesi, sia Stati membri dell’UE sia paesi non appartenenti all’Unione.

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