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  • 24
  • set
  • 2008

Veleno delle api fornisce nuovi strumenti contro l’ipertensione

Pubblicato da Paola, in Nuove frontiere mediche, Ricerca e Sperimentazione | 24 settembre 2008 | 14:30

Nuove speranze per la comprensione dei meccanismi alla base dell’ipertensione vengono da uno studio sulle api.
I ricercatori della University of Pennsylvania School of Medicine hanno infatti modificato una tossina presente nel veleno degli industriosi insetti in modo da poterla utilizzare come uno strumento per studiare il funzionamento interno dei canali ionici che controllano la frequenza cardiaca e il riciclaggio di sale nei reni.
In generale, i canali ionici  consentono il passaggio sia in entrata che in uscita di piccoli ioni come sodio, potassio, calcio nelle cellule.

Lo studio, pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, è  stato realizzato dall’equipe di ricercatori del laboratorio del professor Zhe Lu, che ha esaminato l’azione di una tossina naturale nell’ape sul perfezionamento dei canali che permettono l’entrata del potassio. Lo scopo della ricerca è di individuare nuovi approcci per il trattamento di malattie cardiovascolari.


La tossina del veleno delle api, chiamata TPN, arresta il flusso di ioni di potassio attraverso le membrane cellulari dei canali di Kir dei reni che sono nuovi potenziali obiettivi per il trattamento dell’ipertensione.
Come afferma l’autore dello studio, il dottor Zhe Lu:

L’idea proviene da pazienti con difetti genetici in questi canali che perdono un sacco di sodio, perché non può essere efficacemente riassorbito, e quindi hanno una bassa pressione sanguigna. Un inibitore specifico del rene nei confronti di questi canali permetterà di sviluppare nuovi trattamenti contro l’ipertensione.

Dopo varie e lunghe sperimentazioni, gli scienziati sono giunti alla creazione di un inibitore specifico per questi canali, chiamato TPNLQ, che riduce il riassorbimento del sale bloccando i canali di ingresso del potassio. La sperimentazione sugli animali, per osservare meglio i processi che ne guidano il meccanismo, servirà ad elaborare terapie alternative a quelle attuali e maggiormente efficaci al trattamento dell’ipertensione, creando in laboratorio inibitori sintetici simili alla tossina contenuta nel veleno delle api.

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