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Vaccino influenza suina: un flop da 200 milioni di euro

Pubblicato da Marco Mancini, in Vaccini | 12 dicembre 2009 | 11:21

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La spesa ancora non è ufficiale, il Ministero della Salute si guarda bene dal rendere note le cifre, ma secondo un’inchiesta del Corriere della Sera, lo Stato italiano pare abbia staccato un assegno da 200 milioni di euro alla Novartis e alla Sanofi Pasteur per ottenere 48 milioni di dosi del vaccino contro l’influenza suina. Ad oggi, dato che secondo quanto dice l’Oms, il picco dovrebbe essere stato superato, le persone che risultano vaccinate sono poco più 689.000. In pratica è stata usata una dose ogni 70. Se a questo ci aggiungiamo alcuni scandali come quello denunciato dalle Iene, con decine di scatoloni stipati e trasportati in condizioni non di sicurezza, si capisce lo spreco immenso di risorse a cui stiamo assistendo.

L’Italia non è l’unica nazione che deve fare i conti con un vaccino che nessuno vuol fare. Addirittura pare che in Germania, dove soltanto il 5% della popolazione si è vaccinata, sembra che il Ministero della Salute stia contrattando con alcuni Paesi dell’Est, in special modo l’Ucraina, per rivendere milioni di dosi inutilizzate, in modo almeno di recuperare un po’ di quei soldi letteralmente “gettati dalla finestra”.

Secondo i dati del Ministero del Welfare, solo il 14% degli operatori sanitari si è vaccinato. Ad essi sono seguite solo l’11% delle donne incinte e pochi malati cronici. Tant’è che, con oltre un mese di anticipo, il Ministro Sacconi ha firmato l’ordine di estendere il vaccino a tutti, quindi anche alle persone non malate, agli anziani e a tutti coloro che avrebbero dovuto aspettare la fine di gennaio, se non addirittura febbraio, per potersi vaccinare.

Il motivo di un tale flop ce lo spiega Ovidio Bri­gnoli, vicepresidente della Simg, la so­cietà italiana dei medici di famiglia, e membro dell’Unità di crisi per l’influenza del ministero. Il problema è stato, almeno per l’Italia, in gran parte tecnico. La paura iniziale del contagio e le notizie contrastanti che si susseguivano, condite con la solita disorganizzazione italiana, hanno rallentato molto l’inoculazione iniziale del vaccino. La gente non sapeva a chi si doveva rivolgere, le vaccinazioni non sono state fatte in fretta come previsto, e a tutto questo si è aggiunto lo scetticismo da parte dei medici, con quasi 9 su 10 che non hanno voluto sottoporsi al vaccino.

Quando poi la disorganizzazione è stata risolta e tutto sembrava cominciare a filare liscio, è arrivato lo studio dell’Università di Harvard che ha constatato che questa epidemia è la più lieve della storia, e dunque ora è la gente che non vuol più vaccinarsi. Nonostante ci sia il rischio che dopo Natale ci possa essere un nuovo picco di contagi, l’Oms ha assicurato che in Europa il picco è stato superato quasi ovunque, e questo ha portato la gente a non cercare più il vaccino. Ed ora che ce ne facciamo di decine di milioni di dosi inutilizzate?

[Fonte: Corriere della Sera]

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