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Suicidio e depressione: conosciamo meglio il legame che li unisce

Pubblicato da liulai, in Psichiatria | 9 novembre 2009 | 10:00

suicidio

Molto spesso i tentativi di suici­dio o i veri e pro­pri suicidi riusciti sono l’esplicazione di un disa­gio interiore molto forte che affligge un individuo. Solo in pochi casi la per­sona che si suicida lo de­cide in maniera repentina ed improvvisa; il più delle volte il suicidio è la con­clusione di un vissuto in­teriore personale, dolo­roso e dilaniante, in cui l’alternanza di sentimenti inerenti la cessazione del­la vita o meno sono fre­quenti. Il suicidio è il punto di arri­vo di un itinerario menta­le lungo e tortuoso, che comporta un’alternanza tra decisione ed indeci­sione, tra valutazione dei pro e dei contro.

La per­sona che sta meditando di togliersi la vita attra­versa queste tre fasi ine­renti la morte che sono:

  •  la visione della morte in chiave positiva
  •  la valutazione dei pro e dei contro del suicidio
  •  ed infine la decisione di porre fine al­la propria esistenza.

Tale disagio può manife­starsi durante il corso del­la vita con episodi de­pressivi molto forti e duraturi o isolati oppure con le cosiddette fasi mania­cali che consistono in al­ternanze di fasi depres­sive e fasi euforiche; durante quest’ultima fase il soggetto sente toccare il cielo con un dito per poi ricadere nello sconforto più totale senza alcun ap­parente motivo.

Ma per­ché un individuo arriva al suicidio?  I motivi che possono indurre a pen­sare al suicidio sono di va­ria natura, si può pensare al suicidio come reazio­ne ossia come una rispo­sta ad un evento stresso­geno come la morte di un caro o una delusione pro­fessionale o personale oppure si può pensare al suicidio come vendetta e quindi come mezzo per sentirsi amati e conside­rati o ancora si può pen­sare al suicidio come sui­cidio per amore che con­siste nel togliersi la vita a seguito della perdita di una persona amata a cau­sa del persistente e im­menso dolore provato.

Facciamo un’ulteriore considerazione inerente il caso della depressio­ne. Nella depressione possiamo avere comportamenti come il bisogno di essere impegnati in sempre nuove attività al fine di colmare un vuoto interiore; accanto ad un tale comportamento si può riscontrare anche l’ incapacità di progettare e quindi il continuo vivere nell’immobilità.

L’incapacità di sopperire a quel vuoto interno, che chi non soffre di stati de­pressivi, non può com­prendere, porta la perso­na a non avere più la for­za ne per andare avanti ne per rimanere nell’ im­mobilità, trovando nella morte l’unica via d’uscita al dilemma del vivere. La sofferenza che prova è talmente forte ed immu­tabile che non sa come sfuggirne. Il suicida non desidera realmente mori­re, ma ciò che auspica è sostanzialmente porre fi­ne alla sofferenza, a quel dolore insopportabile che lo affligge.

Un’altra considerazione che può essere fatta coinvolge quegli individui con psicopatologia latente i quali trovandosi di fronte ad eventi eccessi­vamente stressogeni (lut­to, perdita del lavoro, boc­ciatura a scuola, separa­zioni, o al contrario vinci­te alla lotteria) possono facilmente scompensare arrivando così alla rottura di quell’equilibrio che fi­no ad allora aveva per­messo loro di vivere la quotidianità, cadendo in questo modo nella patologia.

Tale scompenso è dato dal drastico cambiamen­to nello stile di vita e dall’incapacità del sog­getto di far fronte repentinamente ed efficace­mente a questi muta­menti. Non di meno è da considerare nell’evento del suicidio la compo­nente neurofisiologica. I mutamenti a livello neu­rotrammettitoriale della serotonina genera stati depressivi che se non opportunamente trattati farmacologicamente e con trattamento psicoterape­utico possono portare l’individuo a vivere con estrema difficoltà la pro­pria vita.

I farmaci mag­giormente utilizzati in questi casi sono gli SSRI (inibitori selettivi della ri­captazione della seroto­nina) o nei casi più gravi il litio (noto stabilizzante dell’umore). Per fare del­le considerazioni conclu­sive è importante dire che senza ombra di dub­bio il passo più importan­te da fare è parlarne con uno specialista del setto­re poiché i propositi sui­cidi non spariscono auto­nomamente e coloro che ne soffrono pur volendo­lo e credendolo non rie­scono a farcela da soli ma al contrario devono cercare aiuto subito.

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Commenti:

Sono stati scritti 2 commenti su "Suicidio e depressione: conosciamo meglio il legame che li unisce"

  1. [...] e duratura nel tempo, tra le maggiori cause di mortalità e disabilità, a causa dei tentativi di suicidio, ma anche per effettiva e violenta incidenza che ha sulla qualità della vita di chi ne [...]

  2. [...] della circolazione, senso di inutilità, difficoltà di concentrazione, e ripetuti pensieri di suicidio. Come spesso vi abbiamo detto, questi farmaci vanno utilizzati solo sotto stretto controllo medico. [...]




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