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Bullismo femminile: conosciamolo meglio!

Pubblicato da liulai, in Costume e Società, La Salute degli Adolescenti, Psicologia | 10 gennaio 2010 | 10:00

bullismo femminile

Oggi parliamo di una forma di bullismo poco conosciuta ma molto diffusa, quello femminile. Questa forma di fenomeno, come già detto, è molto poco cono­sciuto poiché subdolo ed è molto praticato tra le ra­gazzine; questa tipologia di comportamento fa le­va sulla parte strettamen­te psicologica della vitti­ma motivo per cui è an­che chiamato bullismo psicologico. Il bullismo maschile e quello femmi­nile hanno in comune la enorme ca­pacità distruttiva e l’ inci­sività sull’autostima e sul­la capacità di relazione; il bullismo femminile tutta­via arriva lì dove la violenza fisica, spesso applica­ta dal sesso maschile, non arriva e riesce a rag­giungere obiettivi che appunto nel bullismo tra maschi non si arriverebbero mai a raggiungere.

 Ciò a cui mira questa tipologia di bullismo è non la vio­lenza fisica quindi, ma la distruzione dell’ immagi­ne esteriore ed interiore della vittima. L’escalation di questo fenomeno avviene nell’adolescenza e tipicamente presenti so­no la calunnia, l’ ostraci­smo del gruppo (inteso sia come pari che gruppo classe), le prese in giro sul fisico, sul modo di vestire sul carattere e così via… tali atteggia­menti hanno lo scopo di rafforzare l’immagine di colei che effettua bulli­smo rispetto al resto del gruppo oltre che di puro divertimento.

Il lavoro, che queste persone det­te anche “bulle” fanno, è di capire prima il punto debole della vittima per poi infierire in modo as­sai continuo e costante, fino a quando non riesco­no a scalfire la corazza (personalità) della pove­retta. È ben comprensibile quali possano essere gli effetti di tali meccani­smi su una personalità ancora in divenire e quin­di non ancora bene strut­turata. A tal proposito è importante dire che in pri­mo luogo a risentirne è indubbiamente il senso di sicurezza nei confronti del gruppo e l’autostima, poi lo stile relazionale e quindi l’approccio con gli altri;

 

ciò con il passare del tempo può portare inevitabilmente ad un’ au­toesclusione da parte del­la persona verso tutte le relazioni sociali, con con­seguenti psicosomatiz­zazioni o nei casi più gra­vi esordi di disturbi alimentari come l’anoressia (in quanto il corpo è uno dei bersagli principali del bullismo psicologico) o ancora sindromi depres­sive di varia entità. Accanto a queste manifestazioni sintomatologi­che alcuni giovani arriva­no addirittura a lasciare la scuola e a rinchiudersi sempre più in se stessi, perdendo l’energia vitale per affrontare le situazio­ni.

Tale comportamento nei casi più estremi e qua­lora ci fossero già predi­sposizioni temperamen­tali e difficoltà familiari po­trebbe portare al suici­dio. L’identikit della “bulla” può essere delineato co­me l’essere prepotente, il non accettare regole e a livello relazionale la mo­dalità di facile allontana­mento da chi è diverso da lei; le bulle hanno sete di potere e sono aggres­sive e spietate. Facendo un parallelismo con il mondo animale, la bulla s’atteggia ad “ape regi­na” e si circonda di altre api (i membri del gruppo) isolando chi non le è gra­dita.

 Si organizza, pianifi­ca, sceglie con cura la vit­tima, utilizzando un’ ag­gressività molto sottile ed insincera. Al contrario, in­vece l’ identikit della vitti­ma può essere rappre­sentato come una perso­nalità fragile, timida, con disagi fisici o sociali ben visibili, o ancora come una persona molto bella ed appariscente che non sa reagire ai piccoli e grandi soprusi. Ciò che genera questa mancan­za di coraggio nel grup­po e in particolar modo in alcune persone è l’ inco­raggiamento a prosegui­re tale tipo di pratica;

 as­sai raro se non inesistente è la difesa da parte dei restanti membri del grup­po che tendono a non manifestare le loro opi­nioni ed eventuali difese verso la vittima. La caratteristica peggio­re di questo bullismo psi­cologico è che si ma­schera molto bene e che quindi è tenuto ben na­scosto, per tali motivi sia da parte dei genitori che degli insegnanti è diffici­lissimo se non impossibi­le riuscire ad individuar­lo; questo atteggiamen­to infatti crea le condizio­ni perché la vittima non possa dimostrare nulla di ciò che è accaduto. Per questo motivo è essen­ziale che da una parte chi si ritiene vittima di forme di bullismo ne parli, ma dall’altra gli adulti a cui ci si rivolge non sottovaluti­no il problema ma aiuti­no con costanza e deter­minazione chi a loro si è rivolto al fine di non la­sciarlo solo in una situa­zione così difficile e scar­samente gestibile.

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