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I capricci dei bambini

Pubblicato da liulai, in La Salute dei Bambini, Psicologia | 1 maggio 2010 | 10:00

Nella socie­tà odierna certamente i capricci sono la “malat­tia” più comune e diffusa tra i bambini. Ciò che tuttavia spesso sfugge agli adulti è che per fare i capricci è ne­cessario essere in due: il bambino e l’adulto. I ca­pricci infatti altro non so­no che uno strumento a disposizione dei bambi­ni per tastare il terreno e per mettere alla prova gli adulti in uno “scontro” a due. Ogni bambino sa quando, co­me e con quale degli adulti significativi può comportarsi o meno in un determinato modo. Detto questo è ben evi­denziabile come il ca­priccio sia a tutti gli effetti un fenomeno relaziona­le.

 Ma come reagisce l’adul­to al capriccio? La prima cosa che viene avvertita dall’adulto è l’angoscia e la rabbia che soprag­giungono e che cresco­no a mano a mano che cresce la provocazione e la sfida del bambino. Successivamente il sen­so di impotenza, la delu­sione e lo sconforto prendono piede innescando una reazione a catena che spesso si traduce in urla, ceffoni ed perdita del controllo. La prima cosa da com­prendere è spesso il capriccio ha cause sottostanti all’esplicita richiesta.

Facciamo un esem­pio: un genitore va al su­permercato con il proprio figlio, ad un certo punto il bambino comincia a vo­lere un determinato tipo di caramelle; il genitore gliele nega. Ecco lì … co­mincia l’escalatìon, il bambino urla, piange strilla, fa girare i presenti. Il genitore le compra, il bambino si calma, esco­no e una volta usciti en­trano in un altro negozio e ricomincia tutto da ca­po. Dunque cominciamo a chiederci, il bambino vo­leva proprio le caramelle (richiesta esplicita), oppu­re voleva vedere fino a do­ve poteva alzare il tiro (ri­chiesta implicita)? Anche se a molti non sembre­rebbe, il bambino in quel preciso momento ha bi­sogno che l’adulto gli di­ca di no; un no coerente, chiaro e fermo, un no che non lasci ombra di incer­tezza o dubbio.

La coe­renza infatti è un elemen­to fondamentale per il bambino poiché l’ incer­tezza dell’adulto che offre al bambino la possibilità di essere il “piccolo capo di casa” senza tuttavia esperienza di vita. Quindi in concreto come possiamo affrontare i ca­pricci? Abbiamo detto che innanzitutto è neces­saria la fermezza e la coe­renza con il bambino e tra gli adulti (coerenza educativa genitoriale). I “capricci” e le battaglie di opposizione dei bambini mettono a dura prova l’intesa di mamme e papà e spesso uno dei due ge­nitori finisce per cedere, mentre l’altro non è d’accordo. Condividere da subito alcune pre­messe e linee guida ri­guardo l’educazione del figlio, contribuisce a man­tenere uno schieramento coerente e autorevole.

Accanto a questi punti è necessario stabilire delle regole cosi come è ne­cessario insegnare al bambino che deve saper aspettare, al fine di accet­tare meglio la frustrazio­ne e imparare ad essere paziente. Personalmente un punto che mi preme particolarmente esporre è vero che il bambino ha delle esigenze basilari che sono prioritarie, ma è anche vero che ogni geni­tore oltre ad essere tale è una persona; una perso­na che deve ritagliare de­gli spazi per sé. Ciò deve servire al bambino ad imparare ad aver fiducia nel proprio geni­tore anche senza averlo sempre vicino, svilup­pando cosi la propria au­tonomia e imparando al­tresì a rispettare gli altri.

A livello strategico, le stra­tegie che possono esse­re utilizzate verso il ca­priccio sono l’ignorare e il punire. Ignoriamo il bambino quando fai capricci; ini­zialmente alzerà il tiro, ma se noi continuiamo su quella strada piano piano il comportamento negativo scemerà sareb­be auspicabile non dire frasi come: sei un pia­gnone, smettila rinforzia­mo il capriccio.

Puniamolo se il comportamento  è fortemente lesi­vo per se o per gli altri. Ogni punizione deve es­sere immediata (ad esem­pio togliamogli il giocat­tolo preferito o neghia­mogli il programma tele­visivo che desidera vede­re) ed irremovibile. In con­clusione, ogni genitore può rispondere al capric­cio in un duplice modo, contenendolo e instau­rando un rapporto di au­torevole rispetto con il proprio piccolo oppure assecondandolo in tutto facendo cosi crescere un piccolo tirannosauro.

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