La psicologo, questo sconosciuto: quando e perchè ricorrere al suo aiuto
Vagando qua e là per il web capita di imbattersi in siti, blog, forum e quant’altro nei quali si discute, a vario titolo, della figura dello psicologo. Le persone si esprimono sul suo ruolo, sulle sue mansioni e competenze, e, naturalmente, sulla sua utilità.
Talvolta però, emerge un panorama di opinioni e di credenze sconfortante per la psicologia italiana che evidenzia come la figura dello psicologo sia circondata da un alone di equivoci, frutto di un’informazione scorretta e frammentaria.
Basta poco per rendersi conto che, nel migliore dei casi, lo psicologo viene vissuto come figura amichevole che presta ascolto e dà consigli. Molti infatti affermano di non avere bisogno dello psicologo perché possono rivolgersi a parenti o amici quando hanno bisogno di qualcuno con cui parlare. D’altra parte invece molte persone percepiscono lo psicologo come figura investigatrice e giudicante deputata a valutare cosa ci sia di giusto o sbagliato in loro e per questo vissuta come invadente ed intrusiva.
Stando così le cose, è facile per molti giungere alla conclusione che la figura dello psicologo sia superflua e, per molti versi, spaventosa.
Non sarebbe opportuno infatti dover pagare qualcuno solo perchè resti seduto per un’oretta ad ascoltare i nostri piccoli problemi legati alla quotidianità, o peggio perché ci dica cosa non funziona in noi come se alla fine di un processo emettesse una sentenza.
Aldilà delle definizioni date per legge, come minimo riduttive, lo psicologo è una figura professionale che, in virtù delle competenze acquisite durante la propria formazione, aiuta le persone, attraverso il dialogo e l’ascolto, a fare chiarezza su se stesse e ad innescare processi di cambiamento in quelle situazioni che, protraendosi da lungo tempo, causano loro un disagio e/o una sofferenza o che comunque compromettono la buona qualità della vita, e che non riescono a superare da sé.
L’intervento dello psicologo non consiste dunque nel limitarsi ad ascoltare con sollecitudine e ad offrire conforto e, per così dire, una spalla su cui piangere, né è compito dello psicologo dare consigli o suggerimenti o, peggio, esprimere pareri e/o giudizi sulla personalità, lo stile di vita, la condotta del proprio paziente.
Lo psicologo favorisce l’acquisizione di maggiore consapevolezza di sé e agevola processi di cambiamento che conducono la persona (sufficientemente motivata ad intraprendere un simile percorso di crescita personale) verso la risoluzione degli aspetti problematici della propria esistenza, È giusto e normale che chi non si trovi in una situazione di disagio e/o sofferenza che non riesce a superare contando solo sulle proprie forze, cerchi l’aiuto di familiari e amici piuttosto che quello di uno psicologo.
In ambito psichico è possibile distinguere una vasta gamma di circostanze che vanno dal disagio lieve fino ai disturbi veri e propri, può essere utile consultare uno psicologo quando si sperimentano condizioni di disagio che si manifestano attraverso un diffuso senso di inadeguatezza, nella mancanza di motivazione o di progettualità, quando si è preda di stati ansiosi e/o depressivi (da non confondere con disturbi d’ansia e depressivi) o si istaurano condizioni di malessere in risposta a eventi vitali traumatici (quali situazioni di perdita o lutto, gravi difficoltà economiche e così via) o per ricevere sostegno nell’affrontare una grave malattia fisica. Mentre è più opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta o ad uno psichiatra nel caso di franca psicopatologia.
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Scritto da Salvina Granatelli




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[...] contorno di occhi e labbra), per questa ragione spesso chi ne è affetto sperimenta una marcato disagio psichico e difficoltà nei rapporti interpersonali. Attualmente esistono molte terapie possibili calibrate in [...]
[...] La distanza tra le due è molto sottile, ecco perchè è importante sfruttare a nostro vantaggio la paura del fallimento, per lavorare di più sulle possibili soluzioni ai catastrofici ostacoli che stiamo paventando. Un esempio pratico, per chi studia, l’ansia che vi assale a una settimana (a me succedeva anche un mese prima!) dall’esame. Questo tipo di ansia può spingere o a rimandare la prova perchè ci si sente impreparati, o ad impegnarsi di più e a studiare persino le note più piccole del programma d’esame. Ma a stabilire quale ansia debba prevalere siete voi, il vostro autocontrollo e la capacità di gestire le paure. Gestire la paura è molto diverso dal coprire e nascondere i timori, pur di apparire forti. Tutti abbiamo paura, e lo testimonia il fatto che anche le persone più sfrontate e disinibite, davanti a prove particolarmente importanti, perdono molta della loro sicurezza di facciata. Solo nel momento in cui l’ansia diventa smisurata può diventare un problema per la vita professionale e sociale, e in quel caso è bene rivolgersi ad uno psicologo. [...]