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Lo shopping compulsivo: che cos’è e come prevenirlo

Pubblicato da liulai, in Psicologia | 16 settembre 2008 | 10:00

La mania dello shopping compulsivo era stata già “scoperta” agli inizi del secolo scorso da Krapelin, che aveva parlato di “oniomania” o “mania di comprare“. Ma è solo nel 1996, grazie a Koran, psichiatra dello Stanford University, che si comincia seriamente a parlare di shopping compulsivo. Koran lo chiama “epidemia nascosta”, catalogando questa mania come una vera e propria malattia psichiatrica. E cosa s’intende per compulsione?

La compulsione non è nient’altro che un comportamento ripetitivo, un atto che non si può fare a meno di compiere, perché è l’unico modo che il soggetto ha per ridurre l’ansia che si porta dietro (e ciò si definisce egodistonico). In altre parole, il soggetto non la percepisce e non riesce a motivarla, anche se comunque si sente costretto a metterla in pratica. Nella compulsione la capacità decisionale è assente dal principio, e il soggetto si sente come sottomesso da un delirio alieno. Cosa diversa, e diciamo sottoscrivibile ad un comportamento normale, è la compensazione, ossia lo spendere per alleviare le frustrazioni e i malumori ego sintonico.

L’impulso a comperare è accompagnato da forti sentimenti di ansia e irritabilità, e seppur durante l’acquisto si provi un profondo senso di eccitazione e piacere, al termine dell’azione compaiono sentimenti negativi e sensi di colpa. Inoltre, la preoccupazione, l’impulso o l’atto del comprare causano stress marcato, fanno consumare tempo, interferiscono significativamente con il funzionamento sociale, lavorativo, ed in certi casi determinano problemi finanziari fino ad arrivareall’indebitamento se non addirittura alla bancarotta.

A differenza degli uomini, che sono più attratti da orologi, telefonini, computer, attrezzi sportivi e vestiti, le donne privilegiano l’acquisto di vestiti, scarpe e gioielli. La curiosità è legata al fatto che tutti questi oggetti acquistati sono, in ogni caso, inutili, spesso vengono regalati, o addirittura nascosti in un angolo della casa: in altre parole, il compulsive buyers non usa mai ciò che acquista. Di conseguenza, le caratteristiche emotive del disturbo non possono che essere tristezza, solitudine, ira e frustrazione, accompagnate da perdita di controllo, eccitazione sessuale e stadi prossitui a quello dissociativo.

Ma chi sono esattamente i compulsive buyers? Il prof. Guareschi, citando il prof. Sorrentino, membro dell’Accademia americana di neurologia, ci elenca una serie di categorie che sono soggette alla mania dello shopping: i collezionisti coloro che si dedicano ad alcuni oggetti in particolare; gli onnivori che comprano di tutto senza distinzione; i maniaci dell’affare che amano acquistare qualsiasi oggetto purché sia ad un prezzo vantaggioso; i compratori virtuali coloro che navigano a lungo su Internet e fanno acquisti in rete.

Particolare interesse il prof. Guareschi lo ha dedicato proprio al commercio virtuale. In particolare, il professore ci ha ricordato come ormai l’accessibilità di Internet sia anche la sua maggiore fortuna: oggi è possibile, infatti, fare acquisti in rete, stando semplicemente seduti davanti al computer. Inoltre, l’anonimato consente al soggetto di esprimere se stesso senza essere né visto né riconosciuto, eliminando così la possibilità di venir giudicato.

Infine, pur non avendo direttamente in mano l’oggetto acquistato, nell’acquisto virtuale si ha un’immediata gratificazione che non è costituita dal possesso dell’oggetto, ma dall’atto dell’acquisto in se stesso. Per curare questa “malattia“, infine, si ricorre generalmente a due strategie: mediante I’ approccio strategico, si usa la tecnica della “prescrizione del sintomo” che si basa sull’assunto che è inutile imporsi dei divieti perché ciò porta solo al desiderio di infrangerli, così si recupera il controllo e la gestione del sintomo che perde molto del suo potere coercitivo; poi abbiamo l’approccio cognitivo, mediante il quale l’aspetto della ristrutturazione mira soprattutto al rinforzo dell’autostima facendo in modo che il paziente non debba più passare attraverso lo shopping per esperire vissuti di potere e competenza.

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