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Per la mente dei credenti Dio è una persona umana e parla con noi

Pubblicato da Marco Mancini, in Psicologia | 8 aprile 2009 | 10:24

Probabilmente bisognerà chiedere scusa a tutte quelle persone tacciate di essere fuori di testa, eccentriche o solo bugiarde, quando dicevano di parlare con Dio come se fossero sicure che Dio le potesse ascoltare e, in alcuni casi, anche rispondere. Molte di queste persone (esclusi i truffatori ovviamente) sono in buona fede (è il caso di dirlo) perché per il nostro cervello funziona proprio così: parlare con Dio, o con un nostro amico in carne ed ossa è la stessa cosa.

Ad affermarlo è un gruppo di scienziati danesi che, osservando le attività cerebrali di 20 devoti volontari, hanno ottenuto dei risultati inaspettati. Quando veniva chiesto loro di rivolgersi a Dio non con una classica preghiera, ma con una personalizzata, magari in cui si facevano delle richieste direttamente a Lui, si attivava nella loro mente le aree che si attivano normalmente durante una comunissima conversazione con un’altra persona. In particolare si attivavano anche le aree della corteccia prefrontale che servono a capire le emozioni altrui e magari ad anticiparne la risposta, come se ci si aspettasse una reazione dall’altra parte.

L’evento eccezionale è che questo non avviene semplicemente perché si attiva una comunicazione, anche se con un’entità astratta. Infatti, continuando l’analisi, è stato chiesto ai volontari di chiedere a Babbo Natale quali doni portargli sotto l’albero. Ebbene, la corteccia prefrontale in questo caso rimaneva disattivata, come se si stesse parlando ad un oggetto. Questo probabilmente avviene perché si sa che Babbo Natale non esiste, e quindi in un certo senso lo si “sottovaluta”, pensando che si sta parlando a vuoto.

Parlare con Dio invece è come parlare ad una persona presente in quel momento, dato che i devoti sono consapevoli che Lui c’è, e si aspettano anche una risposta. La dimostrazione finale la si è avuta quando veniva chiesto loro di recitare una filastrocca ed una preghiera (il Padre Nostro). In questo caso, a differenza del precedente esperimento, si attivavano le aree della ripetizione, in entrambe le attività.

Questo significa che la preghiera viene recitata semplicemente come se fosse una poesia, a memoria, senza aspettarsi nulla da chi la ascolta. Pregando non si interloquisce con Dio, cosa che invece avviene con un dialogo più “personalizzato”. Quindi se la prossima volta qualcuno vi dice che sta parlando con Dio, non pensate nè che sia un Santo, nè che sia un pazzo. Lo sta facendo veramente, e lo potete fare anche voi. Ammesso che ci crediate, altrimenti diventerebbe come parlare a Babbo Natale.

[Fonte: Repubblica]

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