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Il trasloco deprime i bambini fino al suicidio

Pubblicato da Marco Mancini, in La Salute dei Bambini, Psicologia | 2 giugno 2009 | 10:36

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I bambini danesi che traslocano spesso sembrano avere un aumentata tendenza al tentativo di suicidio tra gli 11 e i 17 anni di età, e secondo una nuova relazione, pare che in molti vi riescano. I cambi di residenza si verificano di frequente nella società moderna, e circa la metà dei bambini si sposta almeno una volta prima della loro decimo compleanno. La frequenza di spostamento è un peso per la maggior parte delle persone, compresi i bambini, che di solito subiscono passivamente questa situazione perché questa è una decisione che spetta ai genitori.

Qualunque cosa ispira il trasloco, tali esperienze durante l’infanzia possono essere traumatiche o psicologicamente dolorose e, quindi, possono incidere sul fisico sulla mente, sulla socialità e sul benessere emotivo di un figlio. Alcuni bambini hanno difficoltà a far fronte al cambiamento e possono esporre le loro difficoltà, come un comportamento suicida, come ultima possibilità di risposta al disagio e allo stress.

Questa in breve è la tesi di Ping Qin, dell’Università di Aarhus, Danimarca, ed autore della ricerca. Per le sue osservazioni Qin ha utilizzato dati provenienti dal registro demografico nazionale danese per identificare tutti i bambini nati tra il 1978 e il 1995. Nella fascia tra 11 e 17 anni, 4.160 di questi ragazzini ha tentato il suicidio sulla base delle segnalazioni ospedaliere, e 79 di essi ce l’hanno fatta. Per ogni suicidio, tentato o riuscito, i ricercatori hanno selezionato 30 bambini dello stesso sesso ed età.

In questo gruppo, coloro che hanno tentato il suicidio sono stati soggetti a cambiamento di residenze frequentemente nel 55,2% dei casi, mentre il 32% si era spostato più di tre volte, e il 7,4% aveva traslocato più di 10 volte. Una relazione è stata osservata tra i vari tentativi di suicidio, e si è rilevato che più spesso un bambino ha cambiato indirizzo, maggiore sarà la probabilità che tenti il suicidio. Le associazioni sono rimaste significative dopo che i ricercatori hanno controllato altri fattori, come lo stato di salute mentale dei genitori.

La perdita dei contatti con i coetanei, la sospensione delle attività di gruppo, l’angoscia e le preoccupazioni legate al nuovo ambiente sono eventi potenzialmente e psicologicamente sconvolgenti per i bambini. Frequenti esposizioni a tali eventi possono essere stressanti e confonderli, può influenzare il loro benessere psico-sociale, e aumentare la loro intenzione a porre fine alla loro vita se non sono abbastanza forti.

In aggiunta, indicano gli autori, lo spostamento è stressante anche per i genitori e può comportare l’incapacità di rendersi partecipi ai bisogni affettivi dei bambini, cosicché essi potrebbero sentirsi ignorati e non avere nessuno con cui comunicare. Un tentativo di suicidio può, in una certa misura, esprimere la necessità di una maggiore attenzione da parte dei loro genitori. I risultati sollevano interrogativi per i genitori che si spostano di frequente, il che potrebbe portarli a ridurre al minimo gli effetti degli spostamenti necessari, magari coinvolgendo maggiormente i propri figli.

[Fonte: Sciencedaily]

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