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Infertilità maschile: molte le cause ma quasi tutte curabili

 
liulai
10 ottobre 2009
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La concentrazione degli sperma­tozoi è in diminuzione. Il preoc­cupante allarme viene dal congresso della British Fertility Society, che si è svolto a Liverpool. Lo studio, presentato dal centro per la fertilità di Abardeen, ha analizzato 16 mila campioni di sperma prelevati a 7500 uomini dall’89 al 2002. Alla fi­ne del periodo il conteggio della concentrazìone media degli spermatozoi è passato da 87 a 62 milioni, con un calo del 29.6%. Risultati analoghi, nel ’66 erano stati osservati in 4851 soggetti dalla Scuola di Andrologiia pisana, diretta dal professor Fabrizio Meschini Fabris dopo un’osservazio­ne quasi ventennale.

Il primo e più importante imputa­to della lenta ma progressiva riduzio­ne degli spermatozoi è l’inquinamen­to ambientale derivante dal traffico veicolare ma anche dall’utilizzo di pe­sticidi ed estrogeni in agricoltura e zootecnia. Queste sostanze, è ampia­mente dimostrato, sono dannose per la spermatogenesi e per la qualità de­gli spermatozoi. Inoltre, ad accresce­re ulteriormente il rischio di infertilità maschile ci sono dei dati presentati recentemente al congresso degli an­drologi italiani: il 60% dei maschi non fa prevenzione andrologica e quasi il 50% è diffidente nel richiedere una visita anche quando, nell’ambito del­l’infertilità di coppia, è il maschio ad avere problemi.

Un atteggiamento incomprensibile se si pensa che, ad og­gi, l’infertilità maschile, in circa il 70%, dei casi, è risolvibile chirurgica­mente e/o con terapie mediche. Le cause più frequenti sono rappresen­tate dal varicocele, dalle infezioni di testicoli, vie seminali e prostata, dal testicolo mobile, dalle ostruzioni del­le vie seminali, dal criptorchidismo e dalle cause genetiche ed endocrine.

Il cripiorchidismo, cioè la ritenzione del testicolo, al fine di evitare una dra­stica riduzione degli spermatozoi, dovrebbe essere trattato entro i primi due anni di età. Il varicocele (dilata­zione delle vene del funicolo sperma­tico) determina alterazione del nu­mero e della qualità degli spermato­zoi, ha una incidenza che varia dal 15- 20% nella popolazione maschile ge­nerale, superando il 30% nelle coppie infertili. Il trattamento precoce con­sente il ripristino dei normali para­metri seminali in più del 70%.

Particolare attenzione andrebbe prestata anche al testicolo mobile che risale nel canale inguinale, abbando­nando lo scroto: in questi casi si im­pone l’intervento di fissazione testi­colare, per prevenire un danno della spermatogenesi e la torsione del testi­colo. La prevenzione per la fertilità maschile dovrebbe quindi iniziare molto precocemente, ancor prima della pubertà. Ma gli andrologi sono preoccupati in quanto temono di non riuscire a svolgere una attenta vigilanza. Per questo sarebbe auspicabile l’educazione e l’abitudine alla visita andrologica. proprio come avviene con quella ginecologica per la donna. Così si eviterebbe che il maschio, dopo l’età pediatrica venga dimenticato dal medico sino ai 30-40 anni, quando le cure sono spesso inefficaci.

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