Mangiare meno carne significa più salute per tutti

di liulai 3

Nei Paesi industrializzati si man­giano tendenzialmente cibi ricchi di  proteine animali. I dati epi­demiologici dicono che una dieta di questo tipo è dannosa per la salute perché aumenta l’inciden­za di malattie cardiovascolari e di tumori, ma anche dal punto di vista ecologico i suoi effetti non sono da meno. Forse pochi sanno che per produrre un chilogrammo di carne bovina vengono consumati da 5 a 7 chili di cereali, destinati ad alimentare gli animali, e da 5.000 a 7.000 litri di acqua, de­stinati a coltivare quei cereali.

Per produrre tanti cereali e per far pascolare gli animali vengono continuamente disboscate aree molto vaste; inoltre l’industria della carne inquina più di qualsiasi altra attività: gli animali alle­vati nel mon­do producono 130 volte più escrementi del­l’ intera popolazione umana. Non bisogna poi dimenticare che il consumo ec­cessivo di carne ha anche pesanti risvolti sociali, perché destinare grandi quantità di cereali all’alle­vamento degli animali significa sottrarle all’alimentazione umana nei Paesi poveri.

Qualche bistecca in meno, quin­di: fa bene alla salute e all’am­biente, è più equo e, non ultimo, risparmia la vita a tanti animali. Per avere  un’idea di quanto pesino a livello globale le nostre esigenze di benessere si pensi che se tutti gli abitanti del mondo consumassero quanto un italiano medio, per mantenerli  occorrerebbero altri due pianeti. Il paragone è già molto eloquente ma, per descrivere in modo più preciso questi fenomeni, gli esperti ricorrono alle cifre: per quantificare il consumo da parte dell’uomo viene utilizzata un unità di misura definita impronta ecologica, che indica la superficie terrestre produttiva necessaria per coprire il nostro fabbisogno di materie prime, energia e generi alimentari.

Fatti due conti, non c’è dubbio che le impronte che stiamo lasciando sulla Terra sono troppo “pesanti“: l’impronta ecologi­ca media della popolazione mondiale ammonta oggi a 2,3 ettari a persona –mentre volendo conservare l’ equilibrio del  pianeta non si dovrebbero sfruttare più di 1,9 ettari a testa- con  la prospettiva che, se nel prossimo futuro  i nostri consumi manterranno lo stesso ritmo, entro il 2050 avremo consu­mato tutta la superficie produttiva disponibile.