Trapianto di testa fra due anni, l’annuncio shock

di Valentina Cervelli Commenta

Il trapianto di testa? Sarà possibile tra un paio d’anni. A lanciare questo annuncio shock il dott. Sergio Canavero, neurochirurgo torinese. L’intervento rientra in un progetto ben preciso, pubblicato sulla rivista Surgical Neurology International.

Il suo nome è HEAVEN/GEMINI, ovvero Head Anastomosis Venture with Cord Fusion e riguarda la possibilità di fondere insieme due diversi tratti di midollo spinale, quello di un corpo donato con il moncone del collo del ricevente. Suona tanto come un racconto ispirato a Frankenstein, ma si tratta dell’esplorazione di un ben preciso traguardo medico, ovvero quello di ricostruire la continuità del midollo spinale. Come abbiamo potuto vedere anche in precedenti ricerche, attraverso dei fusogeni o sigillanti di membrana potrebbe essere possibile ripristinare l’integrità di un nervo tagliato. Secondo il dott. Sergio Canavero, donatore e ricevitore ideale per quello che viene definito il trapianto di testa, sono rispettivamente:

un individuo che ha purtroppo perso la vita per un trauma cranico puro, senza lesioni sostanziali a carico degli altri organi o chi ha subito un ictus fatale; e (il ricevente) una persona affetta gravemente da una malattia neuromuscolare degenerativa o un soggetto tetraplegico.

Nonostante l’ottimismo dimostrato dal ricercatore, molti colleghi dello stesso sono scettici sull’effettiva validità di una procedura chirurgica di questo genere. Sebbene infatti lo scienziato italiano sostenga nello studio di aver agito su modello animale primate, non è possibile ipotizzare una applicazione clinica immediata, per molti neurochirurghi, senza tenere poi da conto i problemi etici che una operazione del genere potrebbe apportare.

Bisognerebbe chiedersi a questo punto, fantascientificamente parlando: non sarebbe più facile impiantare una testa in un corpo robotico come tanti film hanno sempre proposto in tal senso? E nell’eventualità di un corpo nuovo, il cervello del ricevente sarebbe in grado di gestirlo? Il cervello lo riconoscerebbe come proprio? Tante domande al momento destinate a rimanere senza risposta, sia a livello scientifico che etico.

Fonte | Surgical Neurology International

Photo credit | Thinstock

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