Avere un obiettivo nella vita fa bene alla salute

di Tippi Commenta

Porsi degli obiettivi da raggiungere, soprattutto quando sono ambiziosi, pare faccia bene alla salute. Lo sostiene una ricerca condotta dall’Università della California e della Columbia University negli Usa, pubblicata sul “Journal of Consumer Research”.

Come in un’equazione matematica, tanto più si punta in alto, tanto maggiore sarebbe il senso di soddisfazione che ne deriva rispetto a chi, invece, mantiene un atteggiamento modesto o prudente nei confronti della vita. Dai dati raccolti dal team di ricercatori, infatti, è emerso come chi mostrava mire ambiziose, avesse anche livelli di appagamento diversi rispetto a chi puntava più in basso. Il grado medio di soddisfazione di chi “pretendeva” di più, infatti, era del 7,85, contro il 6,53 di chi aveva obiettivi modesti.

Come spiegano i ricercatori:

Le differenze del grado di soddisfazione possono essere imputate al raffronto che può essere dato dalla valutazione dell’obiettivo che ci si era posto con le proprie prestazioni e capacità al fine di raggiungerlo. Il raffronto potrebbe avere un impatto negativo sulla soddisfazione proprio in base a ciò.

Dunque, la ricerca stravolgerebbe il pensiero comune, che vede nell’ambizione qualcosa di negativo e fuorviante. Del resto, la storia è piena di esempi, uno fra tutti Napoleone, che tra l’altro era solito dire: << Il peggior nemico di Napoleone è Napoleone >>. A mio parere, l’ambizione, quando non eccessiva, può rappresentare una spinta a migliorarsi e a non accettare sempre tutto in maniera supina. Chiaramente, mantenersi in equilibrio tra la voglia di essere sempre i primi e il desiderio di migliorare la propria vita, senza farsi abbattere dalle delusioni e dalle difficoltà, non è un impresa facile.

Molti studiosi hanno cercato di chiarire la natura di questo fenomeno, se si tratti di un comportamento innato o legato a fattori ambientali e sociali. Secondo alcune ricerche americane, l’ambizione sarebbe in parte ereditaria, secondo altri, invece, attiverebbe la zona limbica, ovvero, la sede emotiva dell’encefalo.

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