Presenze soprannaturali, il frutto di un disturbo del sonno?

di Tippi 0

Secondo uno studio pubblicato su “Sleep Medicine Reviews” le presenze soprannaturali e le possessioni demoniache sarebbero frutto di un disturbo del sonno ancora poco noto, la paralisi ipnagogica, che colpisce circa l’8% della popolazione. Chi è affetto da questo disturbo, che si presenta prima di prendere sonno o più comunemente al risveglio, si ritrova con il copro completamente paralizzato, ma si è coscienti e i movimenti oculari e respiratori restano intatti.

Brain Sharpless, psicologo dell’università della Pennsylvania autore della ricerca, ha passato in rassegna gli studi sul tema condotti negli ultimi 50 anni, con l’obiettivo di capire quanto fosse comune la paralisi ipnagogica. Questo disturbo dura in genere pochi minuti, ed è provocato da una discordanza tra la mente e il corpo. Il cervello, infatti, è attivo e il soggetto riesce a percepire e a vedere tutto quello che lo circonda in maniera nitida, nonostante ciò, il corpo continua a rimanere in uno stato di riposo.

Le cause più comuni sono la mancanza di riposo, lo stress, i ritmi di sonno irregolari. In questi momenti, spesso d’angoscia per chi prova la spiacevole sensazione di non avere più il controllo del proprio corpo, il soggetto può avere anche delle allucinazioni, chiamate appunto ipnagogiche, che potrebbero spigare anche le strane esperienze riferite da chi sostiene di essere posseduto o di essere stato rapito dagli alieni.

Sharpless ha voluto approfondire lo studio di questo disturbo del sonno e chiarire meglio la frequenza con cui tende a manifestarsi, anche perché a riguardo non c’erano ancora dati precisi. Secondo l’esperto, le paralisi ipnagogiche colpiscono in modo particolare 2 categorie di soggetti: gli studenti giovani ed i pazienti con disturbi psichiatrici. Come spiega Sharpless:

Per chi soffre spesso di episodi di paralisi ipnagogica andare a dormire può essere un incubo, sono pochi quelli a cui piacciono le sensazioni provate durante le fasi di paralisi. Ora che sappiamo che si tratta di un disturbo non così raro, dobbiamo chiederci come riconoscerla e come aiutare i pazienti, quando la paralisi ha un impatto negativo sulle loro vite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>