Insonnia e salute, un grave disturbo del sonno da non sottovalutare

di Paola 0

Ci siamo occupati spesso di insonnia. La letteratura scientifica si interroga da anni sui danni provocati dai disturbi del sonno: dall’ingrassare al maggior rischio di soffrire di diabete piuttosto che di ammalarsi di patologie cardiovascolari. Per non parlare delle conseguenze della cattiva qualità del riposo notturno sulla psiche e sulle funzioni cognitive come l’apprendimento, il livello di attenzione e la memoria.

Ebbene, a conferma che l’insonnia è un problema grave per la salute, arriva una recente ricerca degli esperti in materia  d’oltremanica che hanno pubblicato, proprio in questi ultimi giorni, il Rapporto sul sonno dei britannici, con dati abbastanza preoccupanti sull’incidenza del disturbo sugli abitanti del Regno Unito. Pensate che ne è colpito ben il 30% della popolazione.

Gli studiosi hanno raccolto i dati effettuando un gran numero di interviste ed interpellando sulla qualità del sonno migliaia di persone. E’ emerso, ad ulteriore conferma di quanto sapevamo già, che è bene non trascurare l’insonnia, aspettando che passi da sé perché se si tratta di un problema grave, come è senza più alcun dubbio, allora i medici stessi dovrebbero trattarlo come tale e intervenire per scongiurarne gli effetti collaterali.

Quali siano lo ha accertato proprio il rapporto: chi soffre d’insonnia sarebbe quattro volte più a rischio di sviluppare problemi nella vita di relazione rispetto a chi dorme senza disturbi di sorta, vede triplicarsi le probabilità di insorgenza di depressione così come le difficoltà di concentrazione. Spiegano gli esperti:

Le persone sono prese da una spirale per cui l’insonnia genera problemi mentali che a loro volta peggiorano l’insonnia. La scuola e le istituzioni dovrebbero essere istruite nell’identificare e nel supportare le persone che soffrono di problemi di sonno. Questa patologia intacca la salute, l’economia e la felicità delle persone, e non può più essere ignorata.

Nel rapporto si sottolinea come siano i medici di base a dover intervenire, cosa che oggi spesso non fanno, non riconoscendo il problema o prendendo misure non sufficienti a risolverlo.

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