Sinestesia, il “disturbo” che aiuta la memoria e rende creativi

di Valentina Cervelli 2

 La definiamo “disturbo” ma non è propriamente il termine corretto. Quando parliamo di sinestesia, parliamo di una capacità molto particolare di alcune persone, sopravvissuta nel percorso evolutivo umano, di associare a suoni dei particolari colori e viceversa. Una confusione sensoriale che il suo “scopritore” Francis Galton, cugino di Charles Darwin, studiò a lungo nel corso della sua vita. E che oggi, attraverso una ricerca, si scopre sia in grado di assicurare una memoria di ferro ed una forte creatività.

Insomma, una  marcia in più. Due studiosi dell’università della California hanno deciso di analizzare dei soggetti con questa innata capacità per stabilire perché tale caratteristica fosse perdurata nei secoli, senza essere stata eliminata nel corso dei secoli. La risposta è stata la seguente: perché in grado di regalare delle capacità cognitive “speciali”.

Al pari di altre caratteristiche dell’essere umano, anche la sinestesia ha vissuto un suo particolare percorso evolutivo ricostruito dai ricercatori David Brang e Vilayanur Ramachandran e reso disponibile sia come pubblicazione che podcast presso la rivista di settore Plos Biology.

Nel corso delle loro considerazioni i due scienziati spiegano che attualmente questo fenomeno “colpisce”  il 2-4% della popolazione mondiale ed ha una componente in molti casi, almeno nel 40%, di tipo genetico. Non solo, esistono delle basi di tipo neurologico in grado di spiegare la sinestesia: dei “circuiti” cerebrali un po’ diverse dalla norma che fanno in modo tale che uno stimolo sensoriale sia percepito in una sorta di sensazione “multitasking”.

Tutto ciò, sottolineano i due specialisti, sarebbe dovuto ad una connessione anomala tra le aree sensoriali del cervello adibite al suono ed alla vista e non ad associazioni mentali di alto livello.

Tornando alla domanda posta dallo studio, ovvero in merito al perché della “conservazione” di questa capacità lungo particolari strade genetiche,  Brang e Ramachandran pensano che tutto dipenda dal vantaggio evolutivo che la stessa rappresenta nei soggetti che ne sono affetti: come abbiamo già illustrato , la capacità di donare una forte memoria ed una spiccata creatività.

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Fonte: Plos Biology

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