Calcio e salute, quando lo sport diventa mito

di Marco Mancini 0

Lo sport, e soprattutto il calcio, si pensa sia basato quasi esclusivamente sul talento dei singoli giocatori, e dell’allenatore che li fa giocare insieme. Oggi, invece, i 22 giocatori in campo sono supportati da una squadra “fantasma” di esperti in biomeccanica, fisica, nutrizione, psicologia e altre discipline che fanno diventare il calcio forse una delle scienze più precise della Terra.

Ma che dire di chi anziché scendere in campo, il calcio lo segue da casa comodamente seduto su un divano? Anche queste persone devono stare attente alla propria salute in quanto le emozioni che una partita suscita (specie quando ci sono i Mondiali), e le esagerazioni (le classiche birre e patatine davanti allo schermo), possono far male. Ecco alcuni esempi di come la scienza ha contribuito a cambiare il calcio, cercando di scoprire quali sono i “miti” e quali le verità che rendono il calcio e la salute due mondi più vicini di quanto si pensi.

I rigori fanno male: gli uomini con qualche problema al cuore dovrebbero stare attenti quando assistono ai calci di rigore. I ricoveri ospedalieri per arresti cardiaci in Inghilterra e Galles sono aumentati del 25% quando l’Inghilterra ha perso con l’Argentina ai rigori del 30 giugno 1998 e nei due giorni seguenti. Nel 1996, durante i campionati europei, il tasso di mortalità nei Paesi Bassi causati da infarto o ictus è salito di circa il 50% nel giorno in cui l’Olanda fu eliminata dalla Francia ai rigori. In entrambi i casi, i forti aumenti sono stati visti solo tra gli uomini, guardacaso per le donne non ci sono state variazioni.

Alti e bassi: I Paesi ad alta quota sono noti per avere un vantaggio quando giocano in casa contro avversari abituati a giocare a bassa quota per una questione di rarefazione dell’ossigeno. Una ricerca del 2007 pubblicata sul British Medical Journal (BMJ) ha analizzato un secolo di risultati di partite internazionali in 10 Paesi del Sud America. Nel caso di due squadre abituate a giocare alla stessa altitudine, la probabilità di vincere della squadra di casa è stata del 53%, cioè quasi senza nessun vantaggio. Ma questa quota è salita all’82% se il dislivello superava i 3.000 metri, come quando ad esempio la Bolivia (che gioca a quote molto alte) affrontava squadre più talentuose, ma che giocano al livello del mare, come il Brasile.

Ormoni casalinghi: si potrebbe spiegare la biologia del vantaggio del giocare in casa? I ricercatori britannici Sandy Wolfson e Nick Neave hanno misurato i livelli di testerone dei giocatori prima di una partita in casa, fuori casa e durante una sessione di allenamento. I livelli erano molto più elevati prima di una partita in casa. L’ormone maschile è legato ad una posizione dominante, la fiducia e l’aggressività, il che implica delle conseguenze sulla psiche maschile che tende a difendere il proprio territorio.

Vedere rosso: i club di calcio che hanno delle maglie con le strisce rosse hanno più successo rispetto ai rivali con altri colori, secondo una analisi del 2008 delle Università di Durham e Plymouth. I team con inserti rossi (come il Manchester United, Liverpool e Arsenal) hanno vinto più frequentemente rispetto alle squadre che indossano il giallo o l’arancio. La teoria: c’è una spinta psicologica di chi veste il rosso, un colore che si associa spesso in natura con l’aggressività maschile. Sarà per questo che la Spagna (soprannominata Furie Rosse), ha vinto l’ultimo europeo. Ma allora perché gli azzurri hanno vinto il Mondiale 2006? Forse siamo l’eccezione che conferma la regola.

Niente birra: Coloro che sostengono che bere birra o altre bevande alcoliche aiuta a riprendersi dopo una partita hanno un po’ di confusione, dicono i ricercatori medici. In uno studio neozelandese pubblicato sul Journal of Science and Medicine in Sports, i volontari hanno effettuato un intenso esercizio fisico, che è stato seguito da un pasto. Metà di essi bevevano succo d’arancia, mentre l’altro al succo aggiungeva la vodka. Sono poi state fatte analisi un giorno e mezzo e due giorni e mezzo dopo l’esercizio.

Il gruppo che beveva alcool presentava il 15-20% di forza muscolare in meno rispetto al gruppo che non lo beveva, ed ha anche segnalato più dolori. Anche quantità moderate di alcool sono da eliminare se siete sotto sforzo, concludono i ricercatori.

[Fonte: Health24]

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