Cocaina provoca danni al cervello, ecco come

di Cinzia Iannaccio 1

La cocaina provoca dipendenza, oltre che uno stato di eccitabilità ed iperattività motoria. Alcuni studiosi dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e dell’Insubria di Varese, hanno scoperto come e perché questo accade ma soprattutto come agire per prevenire i danni cerebrali in questione.

Con un lavoro appena pubblicato sulla rivista scientifica Brain i ricercatori hanno dimostrato, su modelli animali (topolini ), come un abuso di  cocaina riesca ad alterare in modo sostanziale il funzionamento, la plasticità delle sinapsi, fondamentali punti di comunicazione tra i neuroni e come questo sia correlato ad una drastica diminuzione della concentrazione di una molecola, la d-serina nel nucleus accumbus. Si tratta di una zona del cervello fortemente coinvolto nei fenomeni di dipendenza da sostanze psicostimolanti.

Per arrivare a tali conclusioni, gli scienziati hanno iniettato la droga in alcuni topolini per 5 giorni consecutivi per poi  valutarne i comportamenti: gli effetti sono stati gli stessi che sull’essere umano; al contempo altri topini oltre alla cocaina hanno ricevuto delle dosi di d-serina: tra questi, nessuno ha sviluppato i sintomi dell’iperattività motoria.

In pratica un abuso di cocaina provoca un deficit di questa molecola (d-serina) che a sua volta sviluppa disfunzioni neuronali ed alterazioni comportamentali: sensibilizzazione locomotoria , cioè un aumento progressivo e permanente dell’attività motoria non solo nell’immediato consumo della droga ma anche a lungo termine e dipendenza correlata a bisogno impellente di consumare cocaina.

Il problema è che al momento la ricerca scientifica non ha ancora individuato un farmaco utile per trattare queste conseguenze dell’abuso di cocaina, così come il metadone può ad esempio essere utile in caso di eroina. Questo studio apre nuove prospettive circa l’uso della d-serina a livello terapeutico, contro la dipendenza, ma come affermano gli stessi ricercatori, la strada da percorrere è ancora lunga: nei topi è stato possibile valutare solo gli effetti motori e non confermare quelli psicologici circa la dipendenza. Occorrono dei test clinici sull’uomo per questo aspetto, ma anche e soprattutto per un’ulteriore fase successiva, quella della valutazione degli effetti collaterali di un farmaco a base di d-serina.

La ricerca scientifica è stata coordinata dai Professori Marcello D’Ascenzo e Claudio Grassi dell’Istituto di Fisiologia Umana dell’Università Cattolica di Roma e finanziata dall’Istituto Italiano di Tecnologia.

In corso da qualche anno altri studi similari che potete leggere di seguito:

Foto: Thinkstock

 

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