Dipendenza da cannabis, antidoto in un ormone cerebrale

di Valentina Cervelli Commenta

La dipendenza da cannabis potrebbe essere curata… grazie ad un ormone contenuto nel nostro cervello. Una sorta di antidoto fisiologico: il pregnenolone. Questo è ciò che sostiene uno studio degli scienziati dell’Istituto francese della salute e della ricerca medica (Inserm).
Entrando nello specifico, il pregnenolone, ormone steroideo da noi prodotto, ridurrebbe secondo gli esperimenti condotti in laboratorio dai ricercatori, il lavoro del recettore cannabinoide tipo 1, una specifica molecola del nostro cervello correlata agli effetti della marijuana ed alla dipendenza nei suoi confronti che si sviluppa di solito. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista di settore Science e mostra come il suddetto ormone possa funzionare come antidoto fisiologico alla dipendenza da cannabis perché impedisce a al tetraidrocannabinolo ( o THC) di attivare i recettori posti nel nostro cervello, abbattendone quindi gli effetti.

Pensiamo un attimo a ciò che questa scoperta potrebbe portare. Prima di tutto ad un nuovo sistema per combattere la dipendenza da marijuana e questo sarebbe già un enorme passo in avanti. Si potrebbe poi arrivare all’isolamento di quelle sostanze della pianta che apportano benefici a discapito di quelle che causano i problemi comportamentali e di tipo somatico. Questo porterebbe ad un uso più mirato e terapeutico contro il dolore oncologico. E’ un lato possibilista di una simile scoperta che non può essere tralasciato.

Non dobbiamo dimenticare che vi sono degli studi alla base dell’approccio terapeutico della marijuana. Ce ne vengono in mente diversi che si sono concentrati sull’effetto di questa pianta nel ridurre le infiammazioni relative alla sclerosi multipla. Certo, si è trattato di ricerche sul modello animale, ma la possibilità di somministrazione su modello umano senza complicazioni date dalla dipendenza darebbe modo di ampliare la conoscenza degli effetti positivi dei suoi principi attivi. Voi cosa ne pensate? Secondo noi la possibilità di lavorare sulle reazioni scatenate da questo ormone rende la scoperta degli scienziati francesi molto interessante.

Fonte | Science 

Photo Credit | Thinkstock

 

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