Fumo, alle donne fa male cinque volte di più

di Valentina Cervelli 1

Il fumo di sigaretta  fa male. E si tratta di un fatto pacifico confermato da numerosi studi a tal riguardo. Ma a quanto pare sembra “accanirsi” letteralmente con le donne che subirebbero danni in misura maggiore di cinque volte rispetto agli uomini. A suggerirlo ci pensa uno studio presentato al Congresso della Società europea di cardiologia di Parigi dalla dott.ssa Elena Tremoli del dipartimento di scienze farmacologiche dell’Università di Milano.

Rispetto a quello maschile, l’organismo femminile  risentirebbe in maniera quintuplicata degli effetti del tabacco, senza tener conto di fattori come l’età, la pressione o l’obesità.  Ha spiegato la ricercatrice nel corso della sua presentazione:

Sappiamo che le donne sono naturalmente protette contro le malattie cardiovascolari, in particolare prima della menopausa. E questo porta ad avere meno attenzione nei confronti dei fattori di rischio per la salute femminile.

Va ricordato infatti che le patologie che affliggono il cuore, sono in grado di provocare ogni anno in Europa circa 4,3 milioni di decessi. E dei 242mila circa italiani, sono sempre di più quelli imputabili alle donne. Purtroppo lo studio della dott.ssa Tremoli dimostra che a parità di fattori di rischio la donna si trova in una situazione decisamente svantaggiata. Mettendo a confronto il numero di sigarette fumate mediamente dai rappresentanti dei due sessi e dalla crescita delle malattie cardiovascolari, non è stato difficile constatare come cinque sigarette  per un uomo valgano, in quanto a probabili danni, ad una per le donne.

E lo ripetiamo, senza contare gli altri fattori di rischio.

Un precedente studio americano pubblicato su The Lancet ci ha insegnato che le conseguenze per le donne sono maggiori, anche in termini patologici. La battaglia quindi si deve giocare sul campo della prevenzione. Purtroppo si è quasi arrivati nel nostro paese ad una tecnica parità di incidenza di questo particolare vizio tra uomini e donne. Senza contare che è proprio il sesso femminile quello più restio a smettere con conseguenze deleterie per la salute specialmente dopo i 65-70 anni.

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Fonte: Corriere della Sera