La vermo-terapia batte gli antibiotici

di Marco Mancini Commenta

Faranno un pò ribrezzo, ma le medicine del domani proverranno da animali…vivi. Una recente terapia, autorizzata dal sistema sanitario americano, prevede l’utilizzo delle larve di alcune mosche o dei vermi per guarire le piaghe da decubito, le cicatrici post-intervento chirurgico e le ulcere del piede che avvengono a causa del diabete.

Finora questo genere di “medicina alternativa” era stata utilizzata solo in mancanza di medicinali per i casi di emergenza come in alcune battaglie della Prima Guerra Mondiale da parte del dottor William S. Baer, il più famoso tra gli altri pionieri. Oggi invece la sperimentazione ha potuto constatare che alcuni vermi cresciuti in cattività possono servire per “sbrigliare” le ferite, alimentare il tessuto malato ed aiutare le cellule sane ad evitare le infezioni.

Questa terapia, utilizzata prima che si inventassero gli antibiotici, sta tornando di moda in quanto stanno nascendo dei batteri farmacoresistenti a causa del cattivo utilizzo degli antibiotici che un pò tutta la popolazione mondiale sta perpetrando, in maniera da fermare anche quei virus in grado di respingere gli attacchi della medicina classica.

La sperimentazione attuale si è potuta avere a causa delle carenze del sistema sanitario statunitense che non prevede la possibilità, da parte delle famiglie meno abbienti, di acquistare medicinali. In questo caso è intervenuta la BTER (BioTherapeutics, Education & Research Foundation) la quale ha potuto garantire questa terapia più a basso costo per chiunque.

Ma perchè proprio animali che fanno così ribrezzo? La risposta sta nel loro metabolismo. Infatti le larve appena nate si nutrono proprio di tessuti morti (per questo di solito proliferano nelle carcasse degli animali senza vita), ma non intaccano la parte sana del tessuto. I vermi invece liquefanno i tessuti morti grazie alle secrezioni dei loro corpicini, in modo da “ripulire” la ferita da tutta quella parte ormai morta, e lasciando spazio alle cellule nuove che sono più facilitate nel costruire tessuti nuovi. Ma il rischio che queste si riproducano nella ferita non c’è. Infatti vengono inserite nella ferite solo le larve, le quali prima di potersi riprodurre devono crescere. Invece vengono eliminate appena dopo la loro nascita, giusto il tempo di mangiare le parti morte del tessuto.

Il costo? Un centinaio di dollari circa, molto meno dei migliaia o le decine di migliaia che ci vogliono tra antibiotici, medicinali vari, e in alcuni casi interventi di chirurgia plastica, senza contare che con questa terapia si ha il 40-50% in più di probabilità di salvare un arto che andrebbe amputato. Una cura low cost che farebbe un gran bene, se ci fosse qualcuno che abbia il coraggio di sperimentarla sulla propria pelle.

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