Tosse e catarro scuro? Il ruolo degli antibiotici

di Cinzia Iannaccio Commenta

 Gli antibiotici si usano solo in presenza di batteri, non funzionano sui virus, è cosa risaputa. Eppure siamo spesso tentati, magari in presenza di febbre e di una tosse molto forte ad assumerli. Specie per ciò che riguarda i bambini. Ma come è possibili distinguere la causa di tali sintomi? Una visita da parte di un dottore è sempre l’ideale, ma una buona abitudine che mi hanno insegnato i pediatri ed altri amici medici consiste nel distinguere il colore dei muchi: per quanto siano abbondanti il mocciolo o il catarro, se sono trasparenti o bianchi, non c’è necessità di antibiotici. Se invece il colore tende al giallo intenso o al verdognolo, diventa fondamentale: siamo in presenza di un’infezione batterica.

Eppure una nuova ricerca appena pubblicata sull’European Respiratory Journal, mi ha creato qualche dubbio, anche se riguarda solo gli adulti! L’assunzione di antibiotici per una brutta tosse che produce muco verde o giallo è di scarso beneficio, secondo i ricercatori dell’Università di Cardiff.

Uno studio condotto su più di 3.000 adulti in tutta Europa ha evidenziato che i pazienti che producevano muco colorato avevano maggiori prescrizioni di antibiotici da parte dei medici. Il che conferma ciò di cui ero a conoscenza. Tuttavia, il trattamento antibiotico non sembra aver accelerato in modo determinante il processo di guarigione in queste persone. Nello specifico, gli studiosi hanno raccolto i dati di 13 paesi europei per le loro ricerche, chiedendo ai pazienti e ai medici di registrare i sintomi ed i trattamenti per la condizione. A coloro che hanno prodotto catarro verde o giallo sono stati prescritti antibiotici “molto più spesso”, rispetto a quelli con catarro chiaro o bianco, ma dopo 7 giorni di cura la differenza tra i due gruppi era meno della metà di un punto percentuale su una scala di gravità dei sintomi. Negli adulti cioè gli antibiotici non producono significativamente la diminuzione della tosse e del catarro. Allora che fare? Assolutamente no all’automedicazione.  Spiega il Professor Chris Butler, che ha condotto lo studio:

“In effetti, la prescrizione di antibiotici in questa situazione, espone inutilmente le persone agli effetti collaterali di tali farmaci, mina il futuro della cura di sé e fa salire l’antibiotico-resistenza. Gli antibiotici possono salvare la vita delle persone, ma abbiamo bisogno di tenerli lontano da persone che non ne beneficeranno. Quanto più li usiamo, meno sono le probabilità che funzionino”.

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[Fonte: BBC]

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