Marilyn Monroe amava dire: Io non voglio essere bella, voglio essere meravigliosa“. Era la sola vamp gradita alle femministe, perché contemporaneamente diceva: “L’uomo ideale è quello che fa quello che voglio io e ha i quattrini per farlo“. Billy Wilder, che l’ha guidata nei suoi film più belli, diceva di lei che aveva seni sodi come il granito e un cervello pieno di buchi come l’Emmenthal. Vagava nel vuoto al di fuori della legge di gravità. È stata infelice: la sola cosa che le sia riuscita è stato proprio essere meravigliosa. Non lasciò niente di intentato per esaltare il più possibile il suo charme; la cosa che fece con più assiduità è stata la terapia con cellule embrionali del dottor Niehans. Può darsi che abbia giovato alla sua pelle, non funzionò contro le sue crisi di depressione.

La celluloterapia, ideata da Niehans, ebbe grandissimo successo e veniva preconizzata con cinque indicazioni principali: contro l’invecchiamento, le malattie allergiche. le disfunzioni endocrine, la cardiopatia degenerativa e la depressione. Non poté fare la terapia Giorgio VI d’Inghilterra a causa della disapprovazione dei medici britannici, i quali non accettavano che il loro sovrano venisse assistito da un medico straniero, per di più discendente degli Hohenzollern, né Pio XII perché Niehans disse che non l’avrebbe tollerata per le sue condizioni troppo precarie.


Nonostante il grande successo internazionale, la medicina ufficiale non accettò mai la celluloterapia basata sulla convinzione che le cellule fetali, poste a contatto con diversi tessuti, mostrano uno spiccato tropismo verso le cellule degli organi corrispondenti, sono in grado di stimolarne le funzioni e di favorirne la riparazione e la rigenerazione nel caso che siano sofferenti.

Nel 1913 Niehans, nell’ospedale di Losanna, aveva ottenuto la clamorosa guarigione di una donna alla quale un chirurgo, erroneamente, insieme alla tiroide aveva asportato le paratiroidi, grazie all’ iniezione di paratiroidi di pecora. Dopo questo successo estese la terapia cellulare a moltissime patologie, a suo dire, con risultati quasi sempre buoni. Nessuno ha mai potuto stabilire quanto Paul Niehans fosse spinto da brama di guadagno, quanto da desiderio di celebrità e quanto dall’effettivo convincimento dell’efficacia della sua terapia. È verosimile che tutti e tre questi stimoli fossero ugualmente molto forti in lui.

Chi sa che un giorno non venga annoverato fra i precursori dell’impiego clinico delle cellule staminali. Marilyn Monroe era entusiasta di Niehans; sospese la terapia bruscamente il giorno in cui seppe che ogni giovedì mattina, alla Prairie, venivano macellate decine di pecore gravide per prelevare gli organi degli agnellini che venivano ridotti in poltiglia e diluiti in acqua distillata per essere iniettati ai pazienti in attesa.

Alla notizia pianse per un’intera giornata. I comuni mortali che non potevano permettersi di andare in Svizzera, per molti anni fecero iniezioni con estratti di milza, di cuore, di retina e di altri organi, finché non vennero lentamente abbandonati per mancanza di prove della loro efficacia.