Morire di crepacuore: la sindrome di Tako-Tsubo

di liulai 6

Per i cardiologi non rappresenta certo una novita’. Quante volte, dopo la morte improvvisa di un coniuge anziano, la moglie ben presto è andata incontro a questa patologia cardiaca? Il “crepacuore” già presente in passato è ora sempre più documentato dalle moderne attrezzature diagnostiche. Se ci lasciamo andare a slanci poetici, che poi non sarebbe male, potremmo asserire che per due anziani coniugi, dopo una via insieme, “il destino li lasciava uniti anche nei momenti di difficoltà, scegliendo la stessa malattia e per di più nello stesso momento” (Francesco Prati).

E’ ben chiaro che nel caso della donna le arterie coronariche non presentano placche atereosclerotiche, non hanno restringimenti; sono liscie. La paziente ha solo avuto un vasospasmo coronarico da forte stress emotivo. Il dolore era stato intenso. L’ ecocardiogramma e l’angiografia coronarica mostravano che una parte del cuore non si contraeva più. La forma del cuore era quello di una clessidra, di un palloncino strozzato a metà.

Sapete perché questo “crepacuore” si chiama oggi “Tako-Tsubo“? E’ un termine dei cardiologi giapponesi perché il rigonfiamento del cuore ricorda loro le anfore (a forma di clessidra) impiegate dai pescatori per la cattura dei polipi. Qual’è la causa del “Tako-Tsubo”? Un’ipotesi può essere quella legata all’ occlusione acuta delle coronarie su base spastica. Le arterie del cuore, per lo stato emotivo, si chiudono fino ad impedire il flusso del sangue al cuore stesso.


Un’altra possibilità ci viene offerta da una massima liberazione di ormoni dello stress (adrenalina, noradrenalina), ossia di catecolamine che rappresentano quei mediatori del sistema nervoso capaci di danneggiare direttamente il muscolo cardiaco, storcendolo a tal punto di fargli perdere la sua capacità contrattile. E meno male che questa drammatica evenienza ha una prognosi spesso benigna.

Nella forma vasospastica-adrenergica che porta alla sindrome da crepacuore del “palloncino cardiaco sgonfio” vi è un rapido recupero dell’ elettrocardiogramma e della capacità contrattile del cuore. Nella donna anziana, che ha sofferto per l’infarto del marito, il cuore riprende a battere bene e senza esiti cicatrizzanti. Del resto le sue coronarie erano sane, senza alcun restringimento. Non sempre però il finale è così lieto. Qualche tempo fa due anziani coniugi di Ostia (Roma) morirono, l’uno dopo l’altra, di fronte ai nipotini che stavano accudendo.

Fu proprio uno dei piccini che chiamò, purtroppo inutilmente, il 118. Si trattò di vero infarto per lui e di crepacuore (TakoTsubo) per lei provocato o da uno spasmo coronario oppure da un’ aritmia maligna dovuta all’eccesso di catecolamine in circolo. Vi sono poi evenienze, come quella riportata sul Gazzettino di Padova di recente, in cui entrambi i coniugi, colpiti l’uno dopo l’altro da infarto, si salvano entrambi “Novantenne padovano ricoverato per ínfarto è stato raggiunto in ospedale dalla moglie che ha accusato lo stesso malore” questo il testo dell’articolo che aveva come titolo “Uniti da 75 anni, insieme all’ospedale “.

Del resto la saggezza dei detti popolari (spesso ingiustamente screditati da una “pseudoscienza” arida, burocratica, saccente e menefreghista) ha sempre ragione. Per lei il tempo è sempre galantuomo. Se il cuore è il centro dei sentimenti e delle emozioni come non può essere ferito da preoccupazioni e dispiaceri? E’ vero che è il cervello che produce emozioni, ma il cuore palpita con esse, è partecipe dell’ avvenimento sgradevole. Oggi anche la cardiologia più all’avanguardia conferma queste impressioni, anzi direi certezze.