Pratiche mediche barbariche nella storia

di Paola 1

Dite pure quello che volete della medicina odierna, della malasanità che affligge ospedali pubblici e privati ma ringraziate il cielo che oggi esistano l’anestesia, le moderne apparecchiature mediche e letti di ospedale su cui poter alloggiare durante la degenza. Quando leggerete questo articolo, vi riterrete fortunati a non esservi ammalati nei tempi antichi, quando tutto questo comfort era solo un’utopia e barbariche pratiche sostituivano la sofisticata chirurgia odierna.

Nel quarto episodio della saga stellare Star Trek (The Voyage Home), Kirk, Spock e McCoy viaggiano nel passato, indietro fino all’anno 1986. In un ospedale di San Francisco McCoy si rivela inorridito dall’arretratezza delle tecnologie chirurgiche, mentre osserva un chirurgo apprestarsi ad operare. Figurarsi cosa avrebbe detto se fosse tornato indietro di altri 6000 anni, quando addirittura si praticava la perforazione del cranio con uno scalpello. L’operazione consisteva nel levare un pezzo di cranio per scoprire la materia grigia e poter agire. Pochi sopravvivevano alle conseguenti emorragie, edemi ed infezioni che ne derivavano, ma quei pochi sono pur sempre un risultato sorprendente, vista la brutalità della tecnica e, leggete bene, la totale assenza di alcun tipo di anestesia. Terrificante!

Anche operazioni che oggi sono considerate di routine ed indolore anticamente erano delle vere e proprie torture. Un esempio? L’asportazione della cataratta introdotta nell’VIII secolo a.C. da un medico, un certo Shushruta. L’operazione avveniva con il paziente steso sul pavimento ed il chirurgo inginocchiato su di lui. Il povero malcapitato veniva legato per impedire che si muovesse. Poi il medico gli infilava nell’occhio il bisturi e girava su e giù, avanti e dietro, finchè non si udiva un piccolo suono ed un rivolo d’acqua scorrere giù.Successivamente all’operazione, il medico bagnava l’occhio del paziente con del latte. Vengono i brividi solo a pensarle queste rozze tecniche! Eppure erano le uniche esistenti.

Ma il bello, si fa per dire, deve ancora arrivare. Sto per raccontarvi come si cercava di rimediare alla rottura dell’osso sacro un migliaio di anni fa.
In un manuale medico dell’epoca, appartenente ad un chirurgo spagnolo, si legge così: “Se l’ultimo osso del coccige si rompe, introdurre il pollice della mano sinistra nell’ano e con la mano destra cercare di aggiustarlo in qualunque modo vi riesca possibile. Se toccate un frammento della frattura, rimuovetelo e gessate la ferita affinche si rimargini“.

Altro supplizio era l’aborto che avveniva quando la donna gravida era già in stato avanzato, premendole forte sull’utero con le mani, con i piedi e talvolta anche con strumenti per pressare il riso, finchè il feto non moriva o non si provocava l’emorragia interna. Se a questo aggiungiamo terrificanti storie che circolano sui salassi, massiccie perdite di sangue praticate ai fini della guarigione di numerose malattie, non ci sembrerà più così terribile la chirurgia moderna!