Lavorare rallenta l’invecchiamento mentale

di Marco Mancini Commenta

Guardando qualche settimana fa la Premio Nobel Rita Levi Montalcini intervistata da Fabio Fazio, avere a 100 anni un’attività mentale così perfetta, fa una certa impressione. Soprattutto in un periodo in cui i dati ci raccontano che malattie degenerative come il morbo di Alzheimer sono in aumento in tutto il mondo.

Ma forse il caso della nostra senatrice a vita non è unico, ma è una spia di cosa accade nella mente umana. Lei forse è così attiva perché, nonostante la veneranda età, continua a lavorare come quando aveva 20 anni. A svelarlo è stato uno studio del King’s College di Londra che ha analizzato 1.320 persone affette da demenza senile. Indagando nella loro vita, i ricercatori hanno tratto la conclusione che quelli che erano andati in pensione più tardi, e quindi lavorando di più avevano mantenuto anche il cervello più attivo, avevano sviluppato queste malattie più avanti nella vita, rispetto a coloro i quali la pensione se la sono goduta molto presto.

Ha concluso la ricerca John Powell, professore del college londinese, dicendo che:

La possibilità che la riserva cognitiva di una persona possa essere modificata anche in tarda età sostiene l’idea, dell’”usala o la perderai”. Mantenersi attivi nella vita anche quando si è più in là con gli anni produce una serie di benefici per la nostra salute, non ultimo quello di ridurre il pericolo di demenza.

[Fonte: La Stampa]

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