Prostata ingrossata, nuova cura evita asportazione della ghiandola

di Paola 1

Un disturbo comune, quello della prostata ingrossata, nei pazienti che hanno superato una certa età. Benché la condizione non sia collegata ad un tumore, è piuttosto fastidiosa per la qualità della vita dal momento che può causare sintomi invasivi come incontinenza o costante stimolo urinario.
Da oggi, grazie al lavoro di ricerca di un’équipe afferente al St.Louis Hospital di Lisbona, in Portogallo, sarà possibile risolvere il problema senza ricorrere necessariamente ad un intervento di asportazione della ghiandola, come era avvenuto sinora. Intervento che può generare, oltre agli effetti collaterali tipici di qualsiasi operazione chirurgica, impotenza ed altre disfunzioni sessuali.

Della nuova cura per la prostata ingrossata si è parlato nell’ambito del meeting della Society of Interventional Radiology, in corso in questi giorni a Chicago.  Ma vediamo di spiegare nei dettagli di che si tratta, come si svolge esattamente e quali sono le prospettive di guarigione rispetto all’intervento tradizionale.

In pratica, si va ad intervenire con lo scopo di bloccare il flusso di sangue che perviene alla ghiandola, agendo attraverso l’embolizzazione dell’arteria prostatica. Si entra con un catetere nel vaso sanguigno e si iniettano delle minuscole particelle in grado di ostruirlo.

Al momento la tecnica è stata testata con successo sul 98,5% degli 84 pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione, individui di età compresa tra i 52 e gli 85 anni. In 77 dei sottoposti ad intervento i miglioramenti sono stati piuttosto marcati, in sei modesti e solo in uno non hanno sortito alcun tipo di effetto. Altro vantaggio del nuovo tipo di intervento, come spiegano gli stessi autori, è che mentre

l’asportazione può essere effettuata solo su prostate non più grandi di 80 centimetri cubi, questa tecnica, che permette di tornare a casa dopo poche ore dall’intervento, non ha limiti di dimensioni.

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[Fonte: Agi Salute]