Bambini, una guida antipanico per i genitori

di Paola Commenta

Aiuto, mio figlio ha ingoiato un bottone. Da una frase che si sente riecheggiare spesso al Pronto Soccorso o nelle chiamate concitate al pediatra,  nasce il titolo, che mai fu più azzeccato, di un manuale antipanico pensato per aiutare i genitori a gestire le piccole emergenze e gli incidenti di percorso che capitano quando si ha a che fare con bambini piccoli.

I bimbi infatti cadono, si cacciano spesso nei guai ed ingoiano di tutto, perché mettere in bocca e assaggiare gli oggetti è uno dei modi che hanno per esplorare il mondo. Il libro, edito da Giunti, porta la firma di Lara Zibners, pediatra d’urgenza che divide il suo lavoro tra Londra e New York.

Il manuale, come spiega la stessa autrice, si rivolge ai genitori con figli di età compresa tra i 3 ed i 5 anni e tratta delle piccole tragedie comuni di ogni giorno: come trattare le bruciature, il sangue dal naso, i corpi estranei… una sorta di prontuario per evitare che i genitori, presi dall’ansia e dal panico, si rivolgano ai medici anche quando hanno a che fare con un semplice raffreddore, un caso sporadico di diarrea, febbre bassa che si rivolve da sé in pochi giorni et similia.

I genitori, spiega il pediatra, dovrebbero gestire l’ansia quando hanno a che fare con cadute senza conseguenze, malesseri trascurabili e così via discorrendo. Invece spesso invadono le corsie degli ospedali e si rivolgono, con concitazione  e nervosismo, ai medici, chiedendo risposte immediate. A volte, invece, per capire i sintomi, ai medici è richiesto più tempo e calma e la calma è il più bel regalo che si possa fare ad un pediatra che sta facendo il suo lavoro, proprio per non rallentarlo.

Altre volte, invece, non c’è niente da capire e da sondare ed il genitore entra in ansia per nulla. E’ comprensibile, ma potrebbe influire negativamente sul bambino. Ad esempio, quando il bambino cade, se il genitore minimizza l’accaduto, smetterà più in fretta di piangere. Al contrario, vedere il panico sul volto dei genitori potrebbe portare il piccolo a percepire che è avvenuto qualcosa di terribile anche quando non è affatto così.

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[Fonte: L’Espresso]

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