Tumori infantili: in aumento il numero di casi, ma la mortalità è più bassa

di Salvina 3

Il numero dei tumori infantili nel nostro Paese è cresciuto negli ultimi anni, ed è destinato ad aumentare a un ritmo più elevato di quello registrato nelle altre Nazioni europee e negli Stati Uniti. Questo è quanto emerge dal rapporto per il 2008 sui tumori infantili:“Tumori infantili. Incidenza, sopravvivenza, andamenti temporali”, pubblicato dall’Airtum, l’Associazione italiana registri tumori, in collaborazione con l’Associazione italiana di emato-oncologia pediatrica (AIEOP) e con il sostegno dell’IST di Genova e del Centro controllo e prevenzione delle malattie del Ministero della salute.

Tuttavia, se è vero che le neoplasie tra i bambini, soprattutto i più piccoli, sono in aumento, è anche vero che si dispone di cure più efficaci grazie alle quali si registra, parallelamente, una minore mortalità e buone probabilità di sopravvivere più a lungo rispetto a quanto accadeva trenta anni fa.


In particolare, l’incremento più consistente riguarda i bimbi sotto l’anno di età (+3,2%) fra i quali numero dei casi di tumore è destinato a crescere del 15% entro il 2015, passando dai 7.786 casi del 2005 a 9.181 casi tra il 2011 e il 2015. Mentre fra gli adolescenti sembra che il tasso di incidenza sia destinato a scendere del 5,6%, con 3.752 casi contro i 3.975 del periodo 2001-2005.

Ma a cosa è dovuto l’aumento dei casi di tumore infantile? Secondo quanto afferma Corrado Magnani, coordinatore scientifico del Gruppo di lavoro Airtum, parte del fenomeno è attribuibile al miglioramento delle tecniche diagnostiche che oggi permettono l’individuazione e il trattamento di forme di tumore un tempo sconosciute.

Tuttavia l’aumento dei casi è un dato reale che non può essere spiegato unicamente con il miglioramento degli strumenti di indagine diagnostica. Per questo motivo, come afferma Franco Berrino, direttore del dipartimento di Medicina preventiva dell’Istituto dei tumori di Milano, occorre svolgere indagini approfondite allo scopo di individuare tutti i possibili fattori di rischio a cominciare dalle influenze genetiche ma senza trascurare i pericoli legati a fattori ambientali come l’inquinamento.

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