Salute sessuale, romanzi rosa mettono a rischio quella femminile

di Valentina Cervelli Commenta

La sessualità delle donne, o meglio la loro salute sessuale rappresenta spesso un argomento delicato, non solo perché genericamente avvolta da un senso di pudore generale quanto ancor di più per tutti quegli equilibri precari che la caratterizzano, dall’eccitazione all’orgasmo. Secondo uno studio dedicato, essa potrebbe essere messa in difficoltà anche dalla lettura di romanzi rosa.

Si tratta essenzialmente di un problema psicologico, che andrebbe ad aggiungersi alla “normale” scarsa autostima provata dalle donne ed alla loro difficoltà a lasciarsi andare. I romanzi rosa nello specifico, porterebbero ad un assimilazione di modello di sessualità non veritiero e quindi deleterio per il genere femminile che lascerebbe sullo stesso troppe aspettative, automaticamente disilluse, rispetto alla vita vera.

Cerchiamo di capire meglio. La coordinatrice dello studio, la psicologa e sessuologa Susan Quillam sostiene che le donne che “finiscono per credere” all’amore ma soprattutto al sesso raccontato da questa particolare tipologia di letteratura, non solo si allontaneranno dalla possibilità di raggiungere l’orgasmo, ma tenderanno con molta più facilità verso un sesso non sicuro e quindi incontro a patologie decisamente debilitanti per l’organismo. Senza contare poi la possibile incidenza di gravidanze indesiderate.

Commenta la ricercatrice:

Se le lettrici iniziano a credere alla storia che la fiction romantica offre, e poi la memorizzano vanno incontro ai guai.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista “Journal of Family Planning and Reproductive Health Care”, ha evidenziato come solo 11,5% dei romanzi d’amore menziona l’uso del preservativo, e come di contrario, erroneamente, la maggior parte delle protagoniste lo rifiuti del tutto per sentire più vicino il partner.

Continua la dott.ssa Quillian

Vogliamo che le donne siano consapevoli dei propri desideri piuttosto che essere “risvegliate. Il nostro obiettivo è rassicurare le nostre pazienti di sesso femminile che la loro “prima volta” può non essere necessariamente felice e che non possono avere orgasmi affidabili attraverso la penetrazione, ma che esse stesse sono non di meno esistenzialmente valide e che con l’affetto e il buon umore possono migliorare enormemente.

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Fonte: La Stampa