Tumore al seno, nuove scoperte per combattere la malattia

di Tippi Commenta

Per la prima volta sono stati individuati vasi sanguigni connessi al tumore al seno. La ricerca potrebbe segnare una svolta nella lotta contro questa malattia che colpisce sempre più precocemente, 6 volte su 100 prima dei 40 anni.

L’identificazione di questi vasi, infatti, potrebbe facilitare l’ingresso di alcuni globuli bianchi, meglio noti con il nome di “linfociti killer“, nei tessuti tumorali, e in questo modo si potrebbe distruggere il cancro in tempi più brevi. La speranza, arriva da una ricerca da poco pubblicata su “Cancer Research Journal” condotta da Jean-Philippe Girard, ricercatore presso l’Institut de Pharmacologie et de Biologie Structurale del CNRS/Universite’ Toulouse III – Paul Sabatier, in collaborazione con l’Institut Claude Regaud.

I linfociti detti “killer”, fanno parte della categoria dei globuli bianchi, e hanno il compito di riconoscere e distruggere le cellule tumorali all’interno del nostro corpo. Tuttavia, per annientare la malattia è necessario un gran numero di di linfociti killer. Il problema, dunque, sta nell’identificare il modo per far penetrare i linfociti nei tessuti colpiti dalla malattia e proprio su quest’aspetto si è focalizzato lo studio.

Il team di ricercatori, ha coinvolto circa 150 pazienti affetti da tumore al seno, scoprendo la presenza di un particolare vaso sanguigno (HEV High Venule Endoteliale) nei tumori. Generalmente, questo tipo di vasi si trova nei linfonodi, e grazie alla particolare conformazione sporgente e arrotondata dalle cellule che rivestono le loro pareti, il passaggio dei linfociti dal sangue nei tessuti è facilitato. I ricercatori, così, hanno scoperto come la presenza di un gran numero di linfociti killer nei tumori della mammella fosse legata alla presenza di un gran numero di HEV in questi tumori. Questo tipo di vaso sanguigno perciò, rappresenta la porta d’ingresso per i linfociti nei tumori, aumentando le probabilità di recupero dei pazienti.

La ricerca, chiaramente, merita ulteriori approfondimenti per confermare i risultati su ppopolazioni piu’ ampie di pazienti e di studiare l’influenza dei vasi HEV sulla risposta alla terapia impiegata nel trattamento del tumore al seno.

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