Tumori al seno, solo un terzo sono nocivi

di Paola Commenta

Una notizia che arriva dalla Danimarca potrebbe avere una doppia valenza. Da un lato potrebbe essere una buona notizia, ma dall’altro potrebbe portare a qualche guaio. Stiamo parlando del tumore al seno, la neoplasia più diffusa tra le donne, il quale, secondo le stime del Nordic Cochrane Centre di Copenhagen, sarebbe nocivo soltanto su un caso su tre.

Una buona notizia, non c’è che dire, dato che se ad una donna venisse diagnosticato un cancro al seno, ha speranze che questo rimanga silente e non crei ulteriori danni. Ma la notizia potrebbe anche nuocere più del tumore stesso, visto che con questa consapevolezza, alcune donne, specie per quelle che hanno orrore per dottori ed ospedali, potrebbero decidere di non curarsi, sperando nella loro buona stella.

Un errore da non fare, spiega Sarah Cant del Breakthrough Breast Cancer, perché ad oggi, nonostante le tecniche di screening siano progredite moltissimo (pensate che fino agli anni ’70 il tumore al seno veniva diagnosticato con la palpazione, mentre oggi può essere rilevato anche allo stadio di un puntino invisibile), ancora la scienza non è in grado di stabilire se un tumore è dannoso o meno.

Lo studio danese, pubblicato sul British Medical Journal, ha analizzato i dati sui tumori di 5 Paesi diversi, e ha rilevato che soltanto il 30% circa delle neoplasie poi aveva le potenzialità di espandersi e creare problemi alla donna che lo ospitava. Purtroppo però gli strumenti odierni, sebbene siano in grado di guarire quasi tutti i tumori (se rilevato precocemente il tumore è guaribile al 100%, mentre nella fase più avanzata c’è un tasso di guarigione del 75-90%), non è in grado di affermare se, non curandolo, esso danneggerà gli altri organi o rimarrà piccolo e innocuo.

Per questo, conclude la dottoressa Cant, è sempre consigliabile non basarsi solo sulla palpazione ma fare degli esami di routine e massimizzare le possibilità di guarigione. Almeno per oggi è meglio continuare a curare qualsiasi cancro, anche quello potenzialmente innocuo. Quando poi verrà sviluppata una tecnica in grado di affermare che il cancro non farà danni, se ne potrà riparlare.

[Fonte: Ansa]

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