Febbre ghiandolare

di Marco Mancini Commenta

Febbre ghiandolare

La febbre ghiandolare è comune durante l’infanzia, in particolare nell’adolescenza, ma può verificarsi anche negli adulti. Dura spesso una settimana o due, ma può portare a complicazioni come la sindrome della stanchezza cronica o la mononucleosi, un’infezione virale associata alla febbre alta.

CAUSE: La febbre ghiandolare è causata dal virus di Epstein-Barr. Questo può attaccare solo due tipi di cellule del corpo: quelle delle ghiandole salivari e i globuli bianchi conosciuti come linfociti B (o cellule B). L’infezione inizia nelle ghiandole salivari, che liberano grandi quantità di virus nella saliva. Poi si diffonde nei linfociti B, inducendoli a moltiplicarsi, e causando il rigonfiamento delle ghiandole linfatiche che diventano dolorose. Una volta che è avvenuta l’infezione, il virus rimane latente nelle cellule del corpo per tutta la vita.

SINTOMI: Il periodo di incubazione è compreso tra 33 e 49 giorni. I sintomi includono:

  • Febbre alta al dei sopra 39° C;
  • Mal di gola (che può essere grave e confuso con la tonsillite);
  • Stanchezza e mancanza di energia;
  • Perdita di appetito;
  • Perdita di peso;
  • Ghiandole gonfie;
  • Mal di testa;
  • Dolori muscolari
  • Occasionalmente uno sfogo o rossore;
  • A volte la milza può gonfiarsi e sembrare molle.

DIAGNOSI: La diagnosi può essere chiara attraverso i sintomi, ma può essere confermata da un esame del sangue.

TERAPIA: Poiché la febbre ghiandolare è una infezione virale, non c’è un trattamento specifico. Il sollievo dal dolore e la cura della febbre (tramite paracetamolo o ibuprofene), fluidi e riposo sono importanti per contribuire a superare l’infezione. Gli antibiotici non sono necessari perché possono innescare un esantema (eruzione cutanea).

Un vaccino contro il virus di Epstein-Barr è in fase di sviluppo. L’infezione è più contagiosa durante la fase febbrile, quando il contatto con gli altri deve essere evitato.

PROGNOSI: Il recupero può richiedere una o due settimane. In una piccola percentuale di casi, la stanchezza può essere prolungata per diverse settimane, quando può essere aggravata dallo sforzo. Il riposo è importante nella febbre ghiandolare e di solito è consigliato non partecipare a sport o attività faticose per oltre un mese dopo la scomparsa dei sintomi.

Le complicanze come epatite o polmonite sono rare ma hanno bisogno di un intenso supporto medico. Per alcune delle persone coinvolte, l’infezione porta a sindrome da stanchezza cronica.

[Fonte: BBC]

Per ulteriori informazioni rivolgersi al proprio medico. Le informazioni fornite su MedicinaLive sono di natura generale ed a scopo puramente divulgativo, e non possono sostituire in alcun caso il consiglio di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari.

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