Cervelli in fuga, la medicina italiana perde l’ennesima eccellenza

di Daniele Pace Commenta

Arrivato a Londra tre anni fa, il 36enne ligure ha bruciato le tappe, passando dal precariato italiano alla sala operatoria inglese come “consultant” del West London Vascular and Interventional Centre.

L’Italia continua a perdere eccellenze che una volta all’estero si segnalano per competenza e professionalità, cervelli in fuga da un paese senza sbocchi. L’ultimo caso arriva ancora da Londra, dove quello che sarebbe stato un giovane neo-specializzato italiano parcheggiato in qualche struttura del Belpaese, è finito sulle prime pagine per aver salvato una vita con un intervento da prendere come esempio.

È l’ennesima storia del precario italiano, che decide di andare all’estero, dove la sua vita cambia radicalmente, in meglio. Lorenzo Patrone, di Nervi, ha appena salvato un paziente dall’amputazione del piede, all’ospedale di Northwick Park. Un’operazione chirurgica disperata che ha avuto successo è l’ha fatto conoscere all’Inghilterra come chirurgo endovascolare.

In Italia invece era in attesa, come tanti, del posto fisso che non sarebbe mai arrivato. Qui è sulla prima pagine dell’Evening Standard, il quotidiano più letto di Londra.

Arrivato a Londra tre anni fa, il 36enne ligure ha bruciato le tappe, passando dal precariato italiano alla sala operatoria inglese come “consultant” del West London Vascular and Interventional Centre.

Dall’Italia alla fama

In Italia, “il mio posto dipendeva dall’aspettativa di un collega più anziano, sarei rimasto probabilmente a fare un lavoro non mio”, dice Lorenzo al quotidiano londinese. Dal precariato, Patrone oggi si trova ad essere un’eccellenza in un ospedale della più grande città europea, che si occupa di un bacino potenziale di utenza di 1 milione e 200 mila persone.

E anche Patrone si trova a dover fare le stesse considerazioni fatte da tanti altri che hanno fatto il grande salto:

«nel sistema italiano era solo un neo specializzato, destinato a sottostare a carriere già decise, carenze di organizzazione e la mancanza di autonomia e di una reale meritocrazia» – mentre in Gran Bretagna – «Faccio corsi sulle mie competenze sull’ischemia di gamba, vengono da tutta l’Inghilterra per vedermi operare. Il mese prossimo ho due conferenze da tenere, una a Chicago l’altra a Israele».
Un’altra realtà per un prodotto delle nostre università che sta portando esperienza nel Regno Unito. Sembra addirittura strano a sentire che un 36enne riesca a dare esperienze agli altri, ma in realtà sono in molti italiani a farlo, una volta varcato il confine nazionale.

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