L’inquinamento indoor aumenta il rischio di malattie cardiovascolari

di Marco Mancini 1

Tempo fa vedemmo come l’inquinamento in generale fosse collegato ad un numero maggiore di malattie cardiovascolari. Ma se respirare l’area della città, tra tubi di scappamento delle auto e scarichi industriali, si sapeva facesse male, ora scopriamo che anche l’aria all’interno delle nostre case non è che sia tanto più sicura. Si stima infatti che due miliardi di persone nei Paesi in via di sviluppo utilizzino combustibili di biomassa, come il legno, per cucinare o riscaldare le case, e questo può anche causare morte prematura e malattie polmonari. Ovviamente questo fattore di rischio non riguarda solo loro.

In uno studio appena pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, i ricercatori della University of Wisconsin-Madison hanno associato l’inquinamento dell’aria indoor con l’aumento della pressione arteriosa tra le donne anziane. Lo studio è stato effettuato in una zona remota della provincia dello Yunnan, in Cina, in cui 280 donne di una minoranza etnica Naxi indossavano un dispositivo portatile che campionava l’aria che respiravano per 24 ore, e le cui cucine si basavano su una stufa a legna.

Ho passato molto tempo a guardare le donne cucinare in queste cucine senza ventilazione, e in pochi secondi, i miei occhi cominciavano a bruciare, e diventava un po’ difficile respirare. Le donne stesse parlano di questi disagi, ma era visto come un altro disagio della vita rurale

ha spiegato Jill Baumgartner, a capo dello studio. La maggior parte delle donne sono esposte a questo fumo per molte ore al giorno, e anche se le cucine fossero ventilate, un secondo fuoco verrebbe acceso per il riscaldamento, rendendo inutile anche il sistema di ventilazione. Mettendo in relazione l’esposizione di 24 ore con la pressione sanguigna, Baumgartner e i colleghi hanno associato i più elevati livelli di inquinamento dell’aria interna con una pressione sanguigna significativamente più alta tra le donne dai 50 anni in su.

Piccole particelle di inquinamento aumentano la pressione sanguigna a breve termine, stimolando il sistema nervoso alla costrizione dei vasi sanguigni. A lungo termine, le particelle possono causare stress ossidativo, che aumenta anche la pressione sanguigna. Altri studi hanno dimostrato che le stufe migliorate o che utilizzano carburanti più puliti possono ridurre l’inquinamento dell’aria negli ambienti chiusi dal 50 al 75%, che comporterebbe una riduzione del 18% nella malattia coronarica e del 22% di ictus tra le donne. Benefici che, si stima, potrebbero salvare la vita a circa 230 mila persone ogni anno.

Ma anche se lo studio si è concentrato su situazioni estreme come quelle rurali cinesi, ciò non vuol dire che la nostra situazione più “agiata” ci mantenga lontani dai rischi. Lo studio infatti tende a sottolineare l’importanza di avere in primis un buon sistema di ventilazione che possa permettere un ricambio d’aria che eviterebbe l’intossicazione; e poi che l’utilizzo di sistemi più efficienti, magari ad energia rinnovabile, potrebbero rendere l’aria delle abitazioni più pulita e, di conseguenza, salvare la vita a chi ci passa dentro la maggior parte del giorno.

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[Fonte: Sciencedaily]

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