La sindrome del cuore infranto aiuta il cuore a proteggersi

di Valentina Cervelli 1

 La chiamano comunemente “sindrome del cuore infranto” ed è una condizione patologica che s’instaura in seguito ad un forte evento traumatico quale possa essere la perdita di un amore, una separazione o un grande lutto. Una situazione di particolare stress alla quale corrisponde una risposta ben precisa del cuore che reagisce per far bene… a se stesso. Aiutandoci ad evitare l’insorgere di una cardiopatia importante.

Ora, questo non significa che la sindrome del cuore infranto faccia bene alla salute ma che semplicemente, la temporanea insufficienza cardiaca che s’instaura fisiologicamente in risposta a questo stress è il meccanismo di difesa del nostro apparato circolatorio agli eccessivi scarichi di adrenalina che l’esperienza traumatica scatena nell’organismo.

La scoperta è stata fatta dai ricercatori dell’Imperia College di Londra ed è stata pubblicata sulla rivista di settore Circulation. A livello scientifico la cardiomiopatia da stress o “tako-tsubo” fino ad ora non era stata riconosciuta e spesso questa particolare stimolazione cardiaca veniva correlata ad un normale disturbo cardiologico, senza che particolare attenzione fosse posta sull’adrenalina, il cui equilibrio rischiava di venir compromesso in modo irrecuperabile.

Commenta il prof. Sian Hardin, coordinatore dello studio e di cattedra presso il National Heart and Lung Institute (NHLI) dell’Imperial College di Londra:

L’effetto stimolante dell’adrenalina sul cuore è importante per aiutarci a mandare più ossigeno in tutto il corpo durante situazioni stressanti, ma può essere pericoloso se questo va avanti troppo a lungo. Nei pazienti con cardiomiopatia Tako-tsubo, l’adrenalina funziona invece in modo diverso e “spegne” il cuore.

Verificando le loro ipotesi su modello animale nel corso di una sperimentazione, gli scienziati si sono resi conto che l’organismo modificava da solo la risposta all’adrenalina, passano da una normale stimolazione al battito cardiaco ad uno “spegnimento” dello stesso, o meglio ad una riduzione del pompaggio.

Se la situazione “sfuggisse” di mano, si rischierebbe uno scompenso cardiaco acuto. Risiede in questo particolare l’importanza del riconoscimento della malattia e dei suoi sintomi: se lo stato d’insufficienza cardiaca dura più di qualche giorno, è bene verificare la risposta dell’adrenalina ed agire per ripristinare il corretto funzionamento dell’apparato, prima che la cardiopatia da transitoria perché dovuta alla sindrome del cuore spezzato diventi permanente.

Fonte | Circulation

Photo credit | Thinkstock

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>